Benevento

L'appuntamento era in programma questa mattina, ma un problema di notifiche ha determinato lo slittamento al 21 giugno della camera di consiglio fissata dinanzi al gip Loredana Camerlengo, chiamato a decidere se archiviare, come ha proposto la Procura, o far proseguire, in linea con le richieste delle parti offese – sono rappresentate dall'avvocato Antonio Leone -, l'inchiesta a carico di diciassette medici del Rummo, chiamati in causa a vario titolo per la morte di Rocco Laudato, 57 anni, impiegato, di Casalduni, padre di una figlia in tenera età. Il dramma si era verificato intorno alle 7 del 19 dicembre 2016 al pronto soccorso dell'ospedale, dove si trovava da tre giorni.

Si tratta di una storia di cui ci siamo ripetutamente occupati: secondo una prima ricostruzione, tutto era iniziato il 16 dicembre, quando il 57enne, che dopo un precedente accesso al Rummo era tornato a casa, era stato trasportato, a quanto pare per un problema neurologico, al pronto soccorso, dove era stato sottoposto ad una serie di accertamenti. E dove era rimasto, seduto su una sedia - aveva raccontato la coniuge-, per una probabile mancanza di posti letto nel reparto nel quale doveva essere ricoverato, fino al momento in cui il suo cuore aveva cessato di battere per sempre.

Di qui l'avvio di un'indagine nella quale sono stati tirati in balloi diciassette sanitari, difesi dagli avvocati Angelo Leone, Grazia Luongo, Vincenzo Sguera, Viviana Olivieri, Sergio Rando, Alberto Mignone, Luca Cavuoto, Nazzareno Fiorenza e Giuseppe Fusco.