Era destino che Alessandro Di Paolantonio e l'Avellino incrociassero le proprie strade dopo aver aver perso la Serie B in maniera beffarda: il club biancoverde a margine di un'estate travagliata a causa di una fideiussione irregolare; il centrocampista, nel maggio del 2015, da “profeta in patria”, nel Teramo di Lapadula e Donnarumma, con tanto di gol promozione nello storico 2-0 a Savona, finito poi nell'occhio del ciclone per via di un illecito che costò l'inedito salto di categoria agli abruzzesi.
Quello psicodramma sportivo è ancora, inevitabilmente, vivido nella mente nelle parole del calciatore, intervistato in esclusiva da 696 TV OttoChannel; sceso in Serie D per riprendersi il sogno infranto e tornare nel calcio che conta insieme ai lupi. Nato il 31 dicembre 1992; ventisei anni, alle spalle più di cento presenze in Serie C con i primi passi tra le fila del San Nicolò e un grande rimpianto legato alla Cadetteria: non aver avuto l'opportunità di mettersi in mostra con la maglia della Ternana.
In Irpinia da novembre, "DiPa", come viene soprannominato, è stato il primo rinforzo pescato tra gli svincolati dal Calcio Avellino. Una di quelle offerte che, almeno per il blasone della piazza, non si può rifiutare. Dopo l'ingaggio lavoro duro e serio sul campo. E ora è un titolare inamovibile. Sta giocando da regista, un ruolo che Di Paolantonio sta imparando a conoscere e a far suo. In carriera anche una decina di gol, ma c'è qualcosa, per lui, che conta di più, sia di andare a bersaglio, sia degli assist: vincere le partite. Da Graziani a Bucaro: l'esplosione di Di Paolantonio in biancoverde è coincisa anche con l'avvicendamento in panchina, ma senza alcun tipo di rancore nei confronti dell'ex tecnico.
Tornando alla stretta attualità, continua la rincorsa al Lanusei, che l'Avellino sfiderà in trasferta nella settima giornata. Una partita importane, ma non decisiva a detta del metronomo del settore nevralgico. La famiglia è il suo punto di riferimento. Mamma Tiziana era al “Partenio-Lombardi” per assistere al suo sfortunato esordio all'ombra del Partenio, coinciso con l'1-4 contro il Trastevere.
In campo, l'esempio da seguire è, invece, di altissimo livello: Pjanic. Di Paolantonio sta facendo bene e non mancano già le offerte dalla Serie C anche se il desiderio sarebbe quello di restare ad Avellino anche nella prossima stagione. Fraterno il rapporto con il procuratore Federico Andrenacci, tra gli artefici del suo approdo ad Avellino, che in passato ha già fatto vestire il biancoverde a Solerio e Lasik.
Lo ha voluto fortemente il direttore sportivo Musa, quasi coetaneo di Di Paolantonio, che crede fortemente nel progetto Sidigas. Come in ogni spogliatoio c'è il gruppo, ma anche qualche legame speciale: quello con Sforzini affonda le sue radici ai tempi della Viterbese. In casa e fuori c'è la spinta dei tifosi che Di Paolantonio e i suoi compagni di squadra sentono, eccome. Tra i retroscena, nessuna scaramanzia, ma un intimo rituale pre-partita: una lunga preghiera che inizia dalla sera prima di scendere in campo. Prima volta in Campania per Di Paolantonio, che apprezza molto la cucina regionale: in primis, mozzarella di bufala e pizza. Nessuna promessa, solo un grande desiderio per chiudere quel cerchio rimasto, come detto, aperto: ritornare in Serie B con l'Avellino.
Questo e tanto altro in una lunga intervista tutta da gustare.
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