Hanno preferito restare in silenzio tre dei sei indagati nell’inchiesta dei cosiddetti “diplomi falsi”. Soltanto uno ha risposto alle domande del giudice, si tratta di Ernesto Capone, il funzionario del provveditorato agli studi di Avellino. Altri due indagati, invece, hanno rinunciato all'interrogatorio. Il giudice per tutti avrebbe confermato la misura cautelare, naturalmente gli avvocati hanno già pronto il ricorso al Riesame. L’inchiesta- ricordiamo - ha scoperto un sistema fraudolento per ottenere diplomi e attestati senza frequentare i corsi, ma pagando un compenso che andava dai 2000 ai 3000 euro. Tra gli arrestati anche l’ex collaboratore della Cisl Irpinia - Sannio Antonio Perillo, il quale è stato scoperto dall’inviato di Striscia la Notizia proprio mentre prendeva una presunta mazzetta. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che Perillo aveva un ruolo centrale nell’organizzazione, in quanto era colui che procacciava clienti per gli altri indagati, ovvero gli esaminatori degli istituti che rilasciavano i diplomi. I carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Avellino hanno potuto certificare che in un mese ci sono stati almeno 50 casi. Il 67enne che collaborava da esterno con il sindacato, è stato intercettato all’indomani del blitz di Striscia mentre parla con un suo collega: «Sai quanti soldi ora mi fanno perdere questi bast….i, e poi a uno dei suoi clienti dice ancora per paura di essere indagato: «Se vi domandano dovete dire che avete frequentato il corso».
Diplomi falsi, gli indagati fanno scena muta
Risponde alle domande del gip solo Ernesto Capone, dipendente del provveditorato agli studi
Paola Iandolo