E' morto nella sua Varese Giuseppe Zamberletti, il padre della Protezione Civile. Addio a «Zorro». Era questo il nome che si era scelto nel mondo dei radioamatori, una passione che si rivelerà preziosissima al momento di affrontare le tragedie del terremoto nel nostro Paese, nel secolo scorso. 

Aveva 85 anni, era da tempo malato ed era ricoverato in ospedale. Fu lui l’uomo della svolta in tema di prevenzione dai rischi naturali in Italia, aprendo una riflessione internazionale sulla necessità di prevenire l’emergenza dal rischio direttamente sul campo, capillarmente ed efficacemente sui territori. 

I terremoti e la tragedia di Alfredino

Parlamentare della Democrazia cristiana e più volte ministro, protagonista dei soccorsi e della ricostruzione dopo il terremoto in Friuli nel 1976 e quelli in Irpinia e Basilicata nel 1980, si è sempre occupato dei temi riguardanti la sicurezza dei cittadini. Lo fece nel secolo scorso, quando intuì la necessità di prevenire l'emergenza avviando piani di sicurezza. Ma fu la tragedia del piccolo Alfredino Rampi, nel pozzo di Vermicino, a spingere il governo a nominarlo alto commissario per la gestione delle emergenze.

Nel 1982 "Mister Terremoto", sulla scorta della difficilissima esperienza irpina, segnata dal ritardo dei soccorsi, e della successiva tragedia del Vermicino, culminata con la morte del piccolo Alfredino, fu nominato, dal premier Giovanni Spadolini, Alto Commissario per la Protezione Civile: Zamberletti riuscì a dotare il Paese di un sistema di volontari capaci di attivarsi in caso di incidenti o disastri naturali.

L'Italia di prima e quella di dopo

Il terremoto del 1980 in Irpinia segnò un prima e un dopo nella storia dello Stato nel secolo scorso. Eppure, amaro, Zamberletti dichiarò il 23 novembre del 2016 a Sant’Angelo dei Lombardi in occasione della commemorazione del sisma:  

"Siamo ancora in ritardo, in Italia manca la cultura della prevenzione e il terremoto dell'Irpinia, sembra che non abbia ancora insegnato a tutti, quanto sia importante e fondamentale tutto ciò." Lo disse commemorando le vittime, i morti. Ma l’Italia, lo dice la storia, continua a scoprirsi ancora terribilmente fragile, a volte “fatta di argilla”, continuamente alle prese con la gestione dell’emergenza.

Addio a "Mister terremoto"

"Tutti vivono, augurandosi che non accadono mai le disgrazie, come dire, tanto non tocca a noi, cosa importa, e poi arrivano. E' sbagliato questo modo di pensare e agire". Commentò amaramente. Parole su cui riflettere anche oggi. E L’Italia e l’Irpinia (Zamberletti fu anche insignito della cittadinanza onoraria di Teora), per questo e non solo, piangono la sua scomparsa.

In quei novanta interminabili secondi risuonò quel boato tra le gole delle montagne. Era l’ora della messa serale, ma anche della sintesi in tv di una delle gare di campionato.

Quella domenica si giocò Juventus – Inter il cui risultato era già già noto grazie alla radiocronaca del pomeriggio trasmessa a «Tutto il Calcio Minuto per Minuto». 

Improvvisamente un anomalo movimento sussultorio, poi ondulatorio. Il buio, il boato. L’emergenza che coinvolse 5 milioni di abitanti tra Campania, Basilicata e Puglia, con quasi 700 comuni colpiti di cui 37 disastrati.

Si scavava con le mani ed erano i tempi in cui ancora non v’era traccia di protezione civile o di nuclei di pubblica assistenza. 

All’alba del 24 novembre, l’Irpinia era un cumulo di macerie, un’eco di grida e rabbia. Una catastrofe naturale. Lo sconforto ed il senso di abbandono da parte delle Istituzioni era la moneta corrente di quei giorni. E poi la scintilla della reazione scattò, anche, grazie al mondo dell’informazione: i media dell’epoca mostrarono al Mondo la catastrofe, “gridando” clamorosi ritardi nella gestione dell’emergenza, ma anche la dignità di una popolazione colpita ma dignitosa e fiera.

C’è un prima e dopo il terremoto anche per l’informazione: Se le prime pagine de Il Mattino titolarono quel celebre “Fate Presto” la storia più bella è senza dubbio quella di Radio Terremoto. Questo fu il nome di "battaglia" di Radio Alfa, entrata nella leggenda per aver “coperto”, come si definisce quella capacità giornalistica di conoscere, vivere e saper raccontare i fatti in quei momenti, sempre, nell’urgenza.La radio fatta uomo, una delle voci storiche dell’etere avellinese, come quella del direttore Ciro Vigorito, che seguì i giorni e settimane, mesi che vennero raccontando il divenire e continuare del dramma.

Zamberletti ha legato il suo nome ai soccorsi e all’opera di ricostruzione di alcune calamità naturali, è cosa nota. Il suo nome è legato soprattutto al terremoto del Friuli del 1976 e a quello in Irpinia e Basilicata del 1980. Il primo dei due eventi, in particolare, è considerato ancora oggi un esempio virtuoso di rinascita: un esempio a cui Zamberletti legò la sua fama e fortuna politica, ma che non venne replicato in Irpinia.

La storia, la sua attività 

Il suo curriculum attraversa la storia. Nel 1972 ricoprì  l'incarico di Sottosegretario all'Interno nei governi presieduti da Aldo Moro e da Giulio Andreotti, con la delega per la Pubblica sicurezza, l'antincendio e protezione civile. In occasione del terremoto del 1976 in Friuli, Zamberletti fu nominato Commissario Straordinario per assicurare il coordinamento dei soccorsi. Un’esperienza maturata con sapiente consapevolezza, in prima linea, valutando le prime necessarie analisi.

Il commissario straordinario

Nel 1980, a seguito del terremoto abbattutosi sulla Campania e la Basilicata, la sua esperienza di Commissario Straordinario si ripetette. L'esperienza maturata lo portò al convincimento che le calamità, sia naturali che legate all'attività dell'uomo, non potevano, oggi come ieri, essere fronteggiate soltanto con una attività di mero soccorso, ma potevano, e devono oggi, essere previste, prevenute e mitigate nei loro effetti mediante l'operatività stabile di una struttura creata ad hoc. 

Il ricordo di Angelo Borrelli

"Oggi la Protezione civile non perde solo il suo fondatore ma anche un amico, un maestro, una guida. Questo è stato in questi anni per tutti noi e per i tanti volontari italiani". Così il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, ricorda Giuseppe Zamberletti esprimendo il suo cordoglio per la scomparsa. "Oggi perdiamo uno straordinario conoscitore della fragilità del nostro paese - ha aggiunto - un uomo che per primo intuì la necessità di distinguere la fase del soccorso in emergenza da quella fondamentale della previsione e della prevenzione dei rischi naturali". Zamberletti, conclude Borrelli, "ci ha insegnato a riconoscere la cultura della protezione civile come sapiente tutela della salvaguardia della vita e dei beni comuni, ma ha svolto anche l'importante funzione di guida morale e costante riferimento per lo svolgimento del nostro servizio".

Mugnozza ricorda

La "felice e lungimirante intuizione dell'on. Zamberletti riguardo all'importanza del ruolo ricoperto dalla scienza nel campo della previsione e prevenzione dei rischi connessi con eventi naturali e antropici, al servizio di una società moderna e consapevole" è stato ricordato da Gabriele Scarascia Mugnozza, presidente della commissione Grandi rischi. Zamberletti, secondo Scarascia Mugnozza, "fu il primo politico a comprendere la necessità di un supporto tecnico-scientifico permanente nei confronti degli organi di governo chiamati ad assumere decisioni assai delicate su tali aspetti di grande impatto sociale ed economico".