Nel 2016 era stato arrestato- poi era tornato in libertà-, oggi è stato assolto dall'accusa di usura aggravata ai danni di una commerciante di origini straniere. Il fatto non sussiste: lo ha deciso il gup Loredana Camerlengo nel rito abbreviato a carico di Umberto Cavuoto (avvocato Antonio Leone), 61 anni, di Benevento.
La sentenza, che ha accolto le conclusioni della difesa e non quelle del pm Vincenzo Toscano, che aveva proposto una condanna a 2 anni, è arrivata al termine di un'udienza occupata, prima delle discussione delle parti, dalla deposizione della parte offesa, per la quale era stato disposto l'accompagnamento coattivo. E' arrivata al quarto piano del Tribunale con due carabinieri, ha ripercorso le fasi della storia, ammettendo di aver rimborsato in quattro rate solo 1200 dei 1700 euro avuti in prestito.
Un quadro che ha indotto il giudice, anche alla luce dell'assenza di riscontri evidenziata dal suo legale, ad assolvere l'imputato. Che, come si ricorderà, era stato fermato dalla Squadra mobile, nell'agosto di tre anni fa, lungo la stradina che da via Rummo si inerpica fino al Corso Garibaldi. Aveva ritirato 200 euro, in banconote segnate, dalla titolare di un negozio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quel denaro altro non era che una tranche degli interessi, ritenuti usurari, da versare su una somma iniziale di 1700 euro.
Una circostanza che Cavuoto aveva escluso durante l'interrogatorio dinanzi alla dottoressa Camerlengo, sostenendo che si trattava soltanto di una minima parte – l'unica fino a quel momento riscossa – di un prestito fatto alla donna, legata da un rapporto di amicizia con la moglie. Aveva inoltre aggiunto che sarebbe stata la stessa donna a promettergli all'epoca un 'regalo' per ringraziarlo del gesto di cui era stata beneficiaria, e che per questo, di fronte al mancato rispetto dell'impegno – il rimborso dell'importo avuto -, l'aveva sollecitata.
Una versione opposta a quella del pm Maria Gabriella Di Lauro e della Mobile su una vicenda al centro di un'inchiesta nella quale figuravano anche le registrazioni di alcune conversazioni, ambientali e telefoniche, operate con un cellulare da una familiare della commerciante. Questa mattina l'epilogo: il fatto non sussiste.