Si è conclusa la lunga vicenda giudiziaria di B.C., sessantanovenne di Prata di Principato Ultra, di professione venditore ambulante, accusato di maltrattamenti reiterati nei confronti della moglie e di minacce gravi commesse con l'utilizzo di un coltello.
Il tutto nasce dalla denuncia della moglie sporta ai carabinieri della stazione di Pratola Serra il 28 Marzo 2012, laddove la donna, nel raccontare le angherie, i soprusi, le continue vessazioni subite da anni da parte del marito, ha consegnato ai militari anche due coltelli, uno a serramanico ed uno a scatto, indicandoli come quelli utilizzati dal coniuge e dal di lui fratello, B.L., convivente con la coppia, per minacciarla ed intimorirla.
In particolare la donna ha raccontato di un episodio avvenuto il 10 Marzo 2012 quando, di prima mattina, veniva minacciata per futili motivi dai due uomini armati di coltello che nell'occasione le dicevano che prima o poi le avrebbero dato una coltellata al cuore.
Numerose le udienze svoltesi dinanzi al tribunale Penale di Avellino nei confronti del solo marito della donna, essendo il cognato deceduto poco prima dell'inizio del processo.
Numerosi i carabinieri sentiti in aula in merito agli interventi effettuati a seguito delle telefonate della donna. La stessa persona offesa, sentita in udienza, ha confermato quanto denunciato evidenziando il ruolo principale ed egemone rivestito in casa dal cognato.
Ieri mattina, dopo una lunga camera di consiglio, il tribunale di Avellino ha mandato assolto il sessantanovenne B.C. per non aver commesso il fatto.
Convincenti, quindi, le argomentazioni addotte dal difensore di fiducia dell'uomo, l'avvocato Rolando Iorio, che ha evidenziato l'assenza di qualsiasi riscontro alle accuse mosse contro il suo assistito nonchè l'assenza di qualsiasi elemento per ricondurre allo stesso la effettiva proprietà dei coltelli, consegnati ai Carabinieri direttamente dalla donna. Il sessantanovenne rispondeva, inoltre, anche del reato di detenzione abusiva di armi. L'uomo, assolto con formula piena, era già gravato da precedenti condanne penali e rischiava una pena fino a sei anni di carcere.
Paola Iandolo