Salerno

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e omicidio colposo: queste le accuse che hanno portato alla condanna a 6 anni di carcere ognuno per i due scafisti imputati per la morte delle 26 migranti nigeriane sbarcate senza vita al porto di Salerno nel novembre del 2017. La procura ne aveva chiesti cinque, ma il gup Maria Zambrano è andata oltre. 

La notizia fece il giro del mondo: due di quelle ragazze erano in stato di gravidanza. Avevano scelto di intraprednere la rischiosa strada della traversata in mare alla ricerca di un futuro migliore, ed invece hanno trovato la morte. Quel carico di disperati, recuperato dalla nave militare spagnola Cantabria, arrivò al porto di Salerno dove venne allestita da un lato la macchina dell’assistenza ai sopravvissuti, dall’altro quella dell’accoglienza per le spoglie delle giovani africane. Solo di alcune si conosceva l’identità, altre sono rimaste senza nome.

 

Decisivi, per ricostruire il traffico di esseri umani e incastrare così i due scafisti, le testimonianze di alcuni migranti che avevano intrapreso il viaggio insieme alle 26 giovani. Fino alla condanna per i presunti scafisti della morte.