Napoli

Nel centro di Napoli, tra i vicoli che da Piazza Dante salgono verso la zona collinare, si muove e vive una città diversa, frutto di una trasformazione demografica e sociale avvenuta in questi ultimi anni, che ha portato nel ventre di Napoli nuovi odori, nuovi suoni e nuovi colori. 

Il Cavone è una discesa stretta e ripida che collega piazza Dante a Salvator Rosa. In questo vicolo stretto ma luminoso, tra panni stesi, “vasci” e b&b, si è stanziata una numerosa comunità cingalese creando il primo quartiere postcoloniale della città partenopea. 
All’ingresso superiore del vicolo una rosticceria napoletana, con un insegna che sembra già trasudare olio, sulla quale si legge “Fritto Napoletano”. Con i suoi aeratori la rosticceria inonda l’intero quartiere con il tipico profumo partenopeo.
Proprio difronte un’altra rosticceria, con un’insegna tanto colorata da sembrare speziata, si erge fiero l’Asian Food market e take away, che emana ad ogni ora del giorno un odore di cipolla che riporta alla mente luoghi e sapori lontani. 
Continuando la discesa ci si imbatte nei “vasci”, quelle case formate da un'unica stanza al piano terra, con affaccio direttamente sul vicolo, dove intere famiglie nascono, vivono e muoiono. Stranamente queste scomode e povere abitazione, in questo vicolo sono sopravvissute allo svuotamento dei centri storici dovuto al rincaro del mercato immobiliare e sono ancora un simbolo del quartiere. Un simbolo che è riuscito ad aggiornarsi e diventare una metafora anche della globalizzazione moderna. A stendere i panni davanti ai vasci e sui balconi ci sono donne del sud-est asiatico e donne napoletane che con la stessa cura e la stessa velocità rendono il paesaggio coerente con la sua storia e con il presente. 
Via Francesco Saverio Correra, questo il nome vero del Cavone, è diventata una vera e propria babele di insegne, di manifesti e di voci. Le lingue, in questa ripida discesa, si mescolano eppure ognuna conserva la sua funzione, la sua forza e la sua forma. Alla musicalità del dialetto partenopeo si alterna quella della lingua singalese. I ragazzini che camminano diretti a scuola hanno gli stessi zaini sulle spalle, con gli stessi supereroi Marvel disegnati sopra, nonostante parlino lingue diverse, mangino cibi diversi e pratichino sport diversi. 

A Napoli la presenza di immigrati provenienti dallo Sri Lanka si è consolidata negli anni. In Campania, secondo i dati del Ministero del Lavoro, è presente la comunità srilankese più numerosa d’Italia dopo quella della Lombardia. Nella nostra regione risiede, infatti, il 14,2% di tutti i singalesi presenti in Italia. Quella srilankese è una comunità che si è integrata in maniera ottima nel tessuto sociale, economico e culturale della città. Ci sono svariate attività gestite da membri della comunità, esistono scuole srilankesi come la Srilanka Naples English Medium School di via Foria, al Bosco di Capodimonte nei mesi primaverili si tiene il torneo cittadino di elle, lo sport nazionale dello Sri Lanka e ogni anno la comunità organizza una festa a Piazza Dante. 

Il Cavone, con la sua nuova forma, la sua nuova demografia e la sua nuova vita. rappresenta una storia positiva della migrazione moderna. Ovvio ci sono le sofferenze, le economie sommerse, le intolleranze e le difficoltà, ma la convivenza ed il confronto tra culture diverse funziona e sta dando frutti dal punto di vista di crescita economica e sociale sia dei nuovi abitanti che di chi in questo quartiere ci ha sempre vissuto. 
Oggi questa ripida discesa al centro di Napoli è un esempio di come le città contemporanee possono essere dei laboratori di integrazione, accoglienza e convivenza civile. Questo piccolo vicolo, con le opportunità che ha creato, con le potenzialità che ha messo a frutto e con le storie che racchiude, rappresenta la risposta più concreta e viva a chi vede nelle migrazioni solo un problema.