Salerno

"sprimiamo soddisfazione perché la procedura di ricorso predisposto contro le Istituzioni italiane è stata definitivamente incardinata e il caso sarà portato all’esame della Corte il prima possibile. Questa prima comunicazione è da considerarsi estremamente positiva in quanto implica il positivo superamento di un primo sommario esame di non manifesta inammissibilità delle doglianze". Così Lorenzo Forte, presidente del comitato Salute e Vita, commenta la dichiarazione di ammissibilità incassata dalla corte europea per in diritti dell'uomo di Strasburgo, alla cui attenzione - attraverso lo stesso studio legale che ha seguito la vicenda dell'Ilva di Taranto - è stato portato il caso delle Fonderie Pisano di Salerno-

"Tra le doglianze sollevate da più di 150 famiglie ricorrenti di Salerno, Baronissi e Pellezzano, ci sono la violazione del loro diritto alla vita e all’integrità psico-fisica, in quanto le autorità nazionali e locali hanno omesso di adottare le misure idonee a prevenire e fronteggiare non soltanto i danni ambientali e sanitari derivanti dalle emissioni inquinanti provenienti dalle Fonderie Pisano - è l'assunto dal quale si parte -, ma anche la vera e propria emergenza sanitaria causata dal grave inquinamento industriale. Inoltre si contesta la mancata informazione della popolazione locale dei rischi derivanti dalle emissioni delle Fonderie Pisano, la nostra piccola Ilva. Per finire, è fatta espressamente menzione nel ricorso della carente risposta giudiziaria alle istanze della popolazione, che è stata lasciata priva di qualsiasi strumento per opporsi alla violazione su base continuativa delle norme ambientali che incidono negativamente sul godimento della loro vita privata e familiare. Speriamo che le autorità italiane (Stato, Regione, Comune di Salerno, Asl) vengano finalmente messe dinanzi alle proprie responsabilità", l'atto d'accusa del rappresentante del comitato.

L'altra strada è quella che porta nuovamente in un'aula del tribunale italiano. Eì stato infatti presentato il ricorso al Tar "in risposta al tentativo da parte dei Pisano di sfuggire alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e alla Valutazione d’Incidenza (VI) e impugnando la procedura che obbliga gli stessi a sottoporsi a VIA e VI, come previsto dal Testo Unico Ambientale. Nel nostro ricorso incidentale - ha sottolineato Lorenzo Forte - abbiamo evidenziato quelli che riteniamo siano stati i gravi errori commessi dalla dirigente della Regione Campania e alla luce di essi abbiamo chiesto la revoca dell’annullamento di diversi provvedimenti, tra cui l’ultimo che ha permesso la riapertura dello stabilimento, senza aver realmente sottoposto lo stesso ad alcuna limitazione effettiva. Di fatto permettendo che il pericolo esiziale, ovvero mortale, certificato il 3 ottobre 2018 dall’Arpac, resti a nostro avviso a tutt’oggi in essere", ha concluso l'esponente del comitato "Salutee vita".