Benevento

“Arturo non è solo un ragazzo accoltellato ma il simbolo di una città ferita che torna a sanguinare”.
Maria Luisa Iavarone, la mamma del ragazzo accoltellato da una baby gang nel dicembre del 2017, a Napoli in via Foria, non smette di combattere la sua battaglia.
Il dolore di suo figlio, che per quell'aggressione ha rischiato di morire, non può essere dimenticato. “Non solo una testimonianza ma una prospettiva di impegno per il futuro”. Questo il senso del suo intervento all'incontro promosso dall'Università del Sannio di Benevento “Il caso Arturo. Le nuove frontiere della lotta al bullismo”.

 

Una battaglia contro gli effetti delle “malattie mai curate di Napoli” quella di Maria Luisa Iavarone, docente di Pedagogia all'Università degli studi Parthenope, che ha dato vita all'associazione Artur (Adulti responsabili per un territorio unito contro il rischio) per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sul fenomeno del bullismo.
Piaghe ataviche che Iavarone indica in “dispersione scolastica, povertà educative, disagio sociale mancanza di lavoro. Temi strutturali in questo Paese. Se non ce ne prendiamo cura – dice - non c'è futuro”.

 

Non smette di lottare la mamma di Arturo che dell'aggressione ricorda il dolore che dice “E' presente in ogni momento della mia vita e della mia giornata, ogni volta che scruto lo sguardo di Arturo mi trovo di fronte un ragazzo che ha bisogno di toccare quotidianamente i suoi demoni che vivono in lui e sono dolorosamente presenti ogni giorno”.
Parla della fatica di accompagnarlo in questo percorso volto alla “ricostruzione del senso del suo futuro”.
E fa del suo dolore una battaglia di civiltà. Dell'incontro con la mamma di uno dei responsabili dell'aggressione al figlio dice: “Un confronto necessario con una madre che aveva mancato il suo appuntamento con l'educazione. E da pedagogista, ma soprattutto da mamma di Arturo, ho avvertito la necessità di riflettere su quanto l'educazione possa fare per tirare fuori questi ragazzi da un destino che non può essere già scritto o segnato”.
Infine lancia l'allarme sull'uso alienante delle nuove tecnologie: “Vedo ragazzi persi in uno smartphone, anaffettivi e incapaci di guardare l'altro negli occhi. Ecco se gli aggressori di Arturo avessero visto il suo sguardo perso un attimo prima di colpirlo probabilmente si sarebbero fermati”.
 

L'incontro, inaugurato dai saluti del direttore del DEMM Giuseppe Marotta, del presidente del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza Ernesto Fabiani, e del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Benevento Aldo Policastro, è stato introdotto da Giovanni Conzo, procuratore aggiunto del Tribunale di Benevento e moderato da Marco Mocella docente presso il corso di laurea magistrale in Giurisprudenza dell’Università del Sannio.
Oltre all'intervento di Maria Luisa Iavarone l'appuntamento ha ospitato anche le riflessioni di Maria de Luzenberger Milmernsheim, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Napoli, da tempo impegnata sul fronte della difficile gestione della così detta “baby criminalità”.