Benevento

Neanche il più navigato regista di film horror avrebbe potuto scrivere una trama come quella della partita del Benevento sconfitto dal Como. La strega non finirà mai di stupire. Quando si è ormai certi di averle viste tutte, la vecchina con la scopa ne scova un’altra nel suo cappellaccio per la disperazione dei suoi tifosi. E così la triste storia dei suoi play off si arricchisce di un nuovo capitolo, forse il peggiore di tutti. Più catastrofico persino della famosa finale col Crotone del 2009. Eh sì, perché questa volta non sembrano esserci neanche i margini per un riscatto immediato. Il sabato nero del calcio sannita è stato come un irrefrenabile domino, prima la causa scatenante, poi tutti i tasselli che cadono spinti uno dall’altro: la sconfitta, la contestazione, le dimissioni del presidente. Che straordinario “sliding doors” è il calcio. La sfida col Como decisa da una serie di episodi sconcertanti, con l’ago della bilancia pendente per quasi tutti i novanta minuti dalla parte dei giallorossi, fino al karahiri finale che l’ha spinta dall’altra parte. Non ha giocato una gran partita la strega, più di qualche scelta tecnica ha lasciato perplessi, ma da qui a dire che abbia meritato la sconfitta ce ne passa. Lo spartiacque è il palo colpito da Lucioni. Fosse andato dentro quel pallone, che per eccesso di beffa non solo ha colpito la parte interna del legno, ma ha attraversato anche tutto lo specchio della porta, il Benevento ora sarebbe al secondo turno dei play off, non ci sarebbe stata la contestazione, né le dimissioni del presidente. E nemmeno quei commenti beceri sulla professionalità dei giocatori: “Sono tutti mercenari”. Come è sottile il confine tra la gloria e il disonore: dodici centimetri di legno. Quelli che costituiscono il palo di una porta di calcio. Lo colpisci e sei uno sporco mercenario, fai gol e ridiventi un idolo. Contro il palo di una porta, voila, una rosa di buoni giocatori diventa un gruppo di bidoni venduti. Senza mezze misure. E’ il calcio. Che si trasforma in uno sport crudele come pochi innestato in questi maledetti play off. E capita che una squadra che ha lottato per il primo posto fino a due mesi fa, esca per mano di un’altra che ha fatto nove punti in meno e che s’è ritrovata gli spareggi finali come un premio insperato. Capita perché il calcio sa essere crudele da morire e perché questa regola che non concede neanche il più piccolo vantaggio a chi ha terminato la stagione in una posizione migliore è degna di chi l’ha fatta. Ma questa è un’altra storia. Nera come il pomeriggio della strega.

Franco Santo