Benevento

L'esordio non può che essere l'augurio di una immediata ripresa al maggiore Leonardo Madaro, comandante della Compagnia dei carabinieri di Montesarchio, colpito da un malore durante la conferenza stampa convocata dopo gli arresti per l'omicidio Improta. Mentre stava parlando, l'ufficiale si è improvvisamente accasciato sul pavimento, lasciando i presenti col fiato sospeso. Soccorso dal 118, è stato trasportato al Rummo, per gli accertamenti e le cure del caso.

Un imprevisto che ha ovviamente determinato lo stop dell'appuntamento con gli organi di informazione, fino a quel momento scandito dagli interventi del Procuratore Aldo Policastro e del procuratore aggiunto Giovanni Conzo.

Oltre a sottolineare lo sforzo profuso dai militari della Compagnia di Montesarchio e del Nucleo investigativo del Comando provinciale in un'indagine “incessante che ha impegnato risorse, tempo ed energie”, il 'numero uno' dell'ufficio inquirente ha espresso la sua preoccupazione per lo “spaccato emerso dal lavoro su un omicidio compiuto con modalità agghiaccianti, con caratteristiche cruente tipiche di approcci camorristici”. Uno spaccato che restituisce il Sannio come una realtà “lontana dall'oasi felice, con gruppi e persone che si muovono in questo modo”. Una realtà a “più facce, non completamente omertosa, ma con una parte che ha favorito gli autori del reato”. Ciò non ha però impedito di aggiungere un ulteriore tassello al mosaico del “disvelamento progressivo dei fatti di sangue”. Non è finita, la “speranza è di far luce” su altri delitti fin qui rimasti insoluti, “anche se restano ferite sanguinanti e dolorose” che potranno essere chiuse “solo in presenza di indizi concreti e non per ottenere un risultato ad ogni costo”.

Dal canto suo, Conzo ha rimarcato l'attività svolta “da quattro carabinieri” che sono riusciti a venire a capo , “senza le dichiarazioni di collaboratori di giustizia e in assenza di tracce”, di un delitto “eseguito con modalità simili a quelli di camorra”. Lo hanno fatto grazie all'analisi del Gps, ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, “nonostante la rimozione delle microspie dalle auto”, “all'aiuto offerto da alcune persone e alla conoscenza del territorio”. Un quadro complessivo che ha permesso di addebitare a Spitaletta e Rotondi, incrociando il consenso del gip Cusani, le accuse di omicidio premeditato, soppressione e distruzione di cadavere.

Nessuna dichiarazione, invece, per quanto accaduto a Madaro, per il sostituto procuratore Assunta Tillo, che ha diretto le indagini, il colonnello Simone Salotti, vice comandante provinciale dell'Arma, e il tenente colonnello Alfredo Zerella, al vertice del Nucleo investigativo.