Benevento

Saranno interrogati domani Paolo Spitaletta (avvocati Antonio Leone ed Enza Falco), 50 anni, di Tocco Caudio, e Pierluigi Rotondi (avvocato Elena Cosina), un 31enne originario di Tocco ma domiciliato a Tufara, accusati dell'omicidio di Valentino Improta (nella foto), 26 anni, di Montesarchio, ucciso con due fucilate e rinvenuto carbonizzato, il 4 maggio 2018, in una Fiat Punto, intestata alla madre, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic sul monte Taburno.

Spitaletta, già detenuto a Secondigliano dal 22 maggio 2018 per la drammatica rapina compiuta in un'abitazione a Montesarchio il 10 aprile, seguita dalla morte, dopo due settimane, di una delle vittime del colpo, Giovanni Parente, 83 anni, comparirà, per rogatoria, dinanzi al gip del Tribunale di Napoli. Mentre Rotondi, già ospite della casa circondariale di contrada Capodimonte per la rapina compiuta il 14 novembre 2017 ai danni di un addetto del distributore di carburanti “Mare Petroli” alla contrada Masseria Nuova di Benevento, sarà ascoltato dal gip Gelsomina Palmieri. Il giudice Flavio Cusani, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare nell'inchiesta del sostituto procuratore Assunta Tillo e dei carabinieri, è stato infatti da lunedì scorso trasferito alla Sezione civile.

Dinanzi alla stessa dottoressa Palmieri, ma il prossimo 6 marzo, sono fissati anche gli interrogatori di garanzia per Eugenio Perone (avvocato Vittorio Fucci), 48 anni, di Bonea, all'obbligo di dimora, e Sandro Cerulo (avvocato Elvira Pancari), 36 anni, di Cautano, all'obbligo di firma,, ai quali è stata contestata un'ipotesi di favoreggiamento. A Perone, in particolare, è addebitata l'individuazione in due auto e, in un caso, la rimozione delle microspie piazzate dai carabinieri, mentre Cerulo è stato chiamato in causa per le dichiarazioni fatte ai militari.

Come già ricordato, a scatenare il delitto sarebbe stata, secondo gli inquirenti, la paura che Improta avrebbe generato in Spitaletta. Il 26enne era agitato perchè aveva ricevuto un avviso di garanzia nell'inchiesta sulla rapina a Montesarchio e sulla morte dell'anziano. Improta avrebbe minacciato Spitaletta di chiamarlo in correità se, nel caso in cui fosse stato arrestato, non avesse ricevuto assistenza economica per sé e la sua famiglia, anche per sostenere le spese legali per la propria difesa.

Parole che avrebbero indotto Spitaletta, nel timore che Improta potesse collaborare con la giustizia per alleggerire la sua posizione, ad organizzare, in concorso con Rotondi, l'omicidio del giovane. Facendo credere al 26enne di aver ideato un furto di rame sul Taburno, l'avrebbero attirato in trappola.

La ricostruzione dei fatti parte intorno alle 22 del 2 maggio 2018, quando Improta avrebbe raggiunto i due indagati, che erano a bordo di una Mercedes, al volante della Punto della madre, nei pressi del ristorante il Querceto di Tocco Caudio, dove si erano dati appuntamento. Una volta alla località Le Martine di Tocco Caudio, i tre si sarebbero divisi: Rotondi sarebbe rimasto lì, in macchina, mentre Spitaletta sarebbe salito nella Punto di Improta, contro il quale, una volta alla località Cepino, avrebbe fatto fuoco due volte con un fucile a canne mozze calibro 12. Due colpi all'altezza della nuca, “esplosi da distanza ravvicinata, da destra verso sinistra”. Poi il fuoco appiccato alla macchina, ed al cadavere di Improta che era all'interno, “con l'utilizzo di un accelerante” che aveva portato la “temperatura a raggiungere il picco di 800 gradi”. A quel punto, Spitaletta avrebbe percorso a piedi, per circa 30 minuti, un sentiero che l'aveva condotto nella zona in cui c'era ad aspettarlo Rotondi, con il quale si era infine dato alla fuga.