Benevento

di Franco Santo

Quanto vale lo stato d'animo allorché ci si accinge ad una conquista? Un Perù direbbero gli spagnoli (che si accorsero quant'era ricca quella terra dopo averla conquistata nel 1.500), tantissimo diciamo noi senza andare tanto per il sottile. Se lo sarà chiesto anche Bucchi prima di partire alla volta di Livorno. Perchè il suo Benevento ha ora uno stato d'animo diverso dal solito e per la prima volta in questa stagione è chiamato a difendere la sua posizione, anziché rincorrerla. Il tecnico ha affrontato il tema con delicatezza, evitando di farlo pesare sulla testa dei suoi: “Non credo che cambierà qualcosa, noi non dobbiamo conservare, ma aumentare”. Il pensiero sintetizzato in due verbi: “non conservare e aumentare”, come dire che lo spirito è quello di sempre, deciso e battagliero. La speranza è che sia assolutamente in sintonia con quello dei suoi giocatori, che, pur considerati sempre pedine di una squadra favorita, hanno trascorso due terzi della stagione a cercare di farsi largo nella pletora di contendenti. La risposta la potrà dare solo il campo, Bucchi potrà esclusivamente tranquillizzare chi teme che possa esserci un condizionamento: “Tutti hanno voglia di tornare in campo il prima possibile, la testa facilita, vincere aiuta sempre a vincere”. Il mantra del mister regala serenità. 

“La classifica non la guardiamo”. E' la bugia più gettonata tra gli addetti ai lavori del calcio. La classifica, in realtà, la guardano tutti. Grazie allo “spezzatino”, il Benevento si presenta a Livorno da terzo in classifica, ma con una marea di opzioni positive. E' destino che la strega debba rincorrere anche quando è in vantaggio: un paradosso del calcio moderno. Ma in quella classifica che nessuno guarda sono accadute cose importanti negli anticipi: la sconfitta casalinga del Brescia, la vittoria del Palermo nel big match col Lecce. I “titoli” sono quasi tutti in quei punti conquistati e persi, nelle didascalie però si legge altro. Il Brescia sta frenando: 5 punti nelle ultime 4 partite, tutti rimediati nel finale (92' a Palermo, 80' contro il Crotone, 77' a Padova) e con un pizzico di fortuna. Sono segnali. Forse. Il Palermo invece continua ad andare sull'altalena: non ha continuità e non potrebbe essere diversamente con tutti i problemi della società. Col Lecce s'è preso i tre punti, ma hanno giocato meglio i salentini. La forza dei singoli riesce sempre a far la differenza tra i rosanero. Il Benevento ha indizi preziosi su cui costruire questo finale di campionato.