Napoli

Ha ucciso per gelosia. L'8 marzo 2019 a Napoli si macchia ancora una volta del sangue di una donna, moglie e madre di tre bambini piccoli. Fortuna Bellisario 36 anni, è stata massacrata dal marito Vincenzo Lopresto nella sua camera da letto, al primo piano di una palazzina del parco "La quadra" di Miano, periferia di Napoli. Prima pugni, schiaffi, calci, e infine il colpo di grazia inferto con una stampella. Non una gruccia per gli abiti, come era emerso nei primi momenti dopo il brutale omicidio, ma una stampella per disabilità motoria, che l'uomo utilizzava da qualche tempo per un problema a una gamba.

Quando ha chiamato il 118, era già troppo tardi. Lopresto era ossessionato dal pensiero che sua moglie potesse lasciarlo perché innamorata di un altro, circostanza peraltro non confermata allo stato da alcun elemento. Quando si è scatenata la furia assassina, i tre bambini di 7 10 e 11 anni per fortuna non erano in casa, erano usciti con la nonna. Quando sono arrivati i poliziotti dell'Ufficio prevenzione Lopresto era accasciato sul divano, la testa tra le mani. Il 40 enne è stato fermato e portato in questura. All'uscita i vicini e i familiari di Fortuna volevano linciarlo. Quando il pm di turno ErnestoSsassano lo ha interrogato, Lopresto ha confessato: "Lei non mi amava più, ho perso la testa"

Nessuno aveva mai colto i segnali, Fortuna appariva agli occhi dei vicini una tranquilla madre di famiglia, e anche il marito. Ma quanto è accaduto in quella camera da letto non può essere frutto di un un solo momento di follia. La gelosia dela 40 enne si è probabilmente alimentata nel tempo fino a sfociare nel gesto più ignobile e vigliacco: se non puoi essere mia non sarai di nessuno. Per il pm l'omicidio è stato aggravato dalla crudeltà.

Un assassinio brutale alla vigilia di una festa che ripropone con drammaticità i grandi temi legati alla violenza sulle donne. Primo fra tutti la necessità di un intervento legislativo che permetta alle donne di ricevere maggiore prtotezione quando decidono di separarsi e maggiore assistenza psicologica ed economica. E infine processi imparziali, dove non c'è posto per le "tempeste emotive", ma solo per la giustizia, una giustizia  che non colpevolizza le donne quando solo loro le vittime.