Salerno non dimentica, e coltiva l'alto valore del ricordo. Perché è un dovere morale e civile prima di tutto. Nel giorno della festa della donna, l'amministrazione cittadina ha voluto omaggiare le 26 giovani migranti nigeriane sbarcate cadavere al porto di Salerno. Una tragedia che ben presto travalicò i confini locali e che divenne il simbolo del dramma di chi attraversa il Mediterraneo in condizioni disperate.
Un fascio di piante donate dal fiorista Enzo Carrella è stato depositato ai piedi del monumento che si trova all'ingresso del cimitero: il sindaco Enzo Napoli e l'assessore alle politiche sociali Nino Savastano si sono poi spostati presso le tombe delle migranti. Su alcune, oltre alle mimose, c'era anche la bandiera biancoverde nigeriana. Su poche, invece, i nomi delle povere vittime perché molte di quelle 26 donne partite dalle coste libiche con la speranza di una vita migliore non sono state mai identificate.
E anche se non c'è un nome - e probabilmente mai ci sarà - il comune di Salerno intende coltivarne il ricordo. "Nessuno può dire che non sapeva o girarsi dall'altra parte. Come la shoah, quello delle migrazioni è un monito per tutti. Specialmente in questo momento per il clima che si respira oggi in Italia", le parole del sindaco Enzo Napoli. L'assessore Savastano ha ricordato invece il grande sforzo di Salerno, una "città accogliente che nel corso degli anni ha visto sbarcare circa 20mila persone, e che mai si è tirata indietro rispetto al dovere civico e morale di stare dalla parte dei più deboli".