Chi insulta Insigne è un fesso. Senza mezzi termini, senza se, senza ma, senza attenuanti che tengano. Farsi venire in mente di fischiare un calciatore napoletano, capitano, che non ha vestito altra maglia se non per apprendistato, solo per un rigore sbagliato contro la Juventus è da fessi, punto e basta.
Fesso è chi prolunga quei fischi riportandoli a tema social, ma ahimé, se lo scemo del paese allo stadio ha solo la possibilità di unire il suo fischio a quello degli altri simili sui social ha pure la possibilità di metterlo in parole e lettere, incassando anche qualche like da colleghi di altri paesi ma pari qualifica professionale.
Ciò detto anche Insigne dovrebbe darsi una regolata: è napoletano, è il capitano, ha mostrato segni di maturazione importante da quando era il talentuccio che cercava a ogni costo il gol da cineteca, e se non arrivava diventava irritante. E' diventato uomo, simbolo di una squadra che pur senza trofei ha raggiunto livelli importanti.
Stacchi le orecchie, che tanto i fischi degli scemi del villaggio oltre a essere rumorosi nell'istante stesso in cui vengono prodotti non fanno danni, li isoli, anche perché è abbastanza ricco da permettersi tappi e paraorecchie.
Proprio in virtù del ruolo che ha, capitano, profeta in patria, la smetta di farsi afferrare per pazzo alla prima “schizzichiata” di fischi stupidi: è una fragilità che non può più permettersi.
Altrimenti, se proprio non riesce ad accettare l'idea che può capitare che un fesso lo fischi una volta all'anno dia davvero forma alle sue minacce – sfogo: vada, si goda un altrove più tranquillo, senza fischi...ma senza essere simbolo, profeta e magari eroe, tornando a essere talentuccio come prima e a questo punto ad aeternum.