Una conferenza stampa per offrire anche la sua versione dei fatti. L'ha convocata Waqas Nadeem, rappresentante della comunità pakistana in Irpinia, che sarebbe stato minacciato dai 7 indagati di Monteforte Irpino accusati di estorsione e sequestro di persona. Nadeem ha sottolineato il suo grande lavoro di mediatore culturale in favore della pace e dell'integrazione ma non ha negato di essersi difeso quando i 7 si sono presentati al suo locale. “Vengono in casa tua armati e tu che fai non ti difendi?”.
Poi ha ricostruito quegli attimi di terrore quando gli sarebbe stato puntato alla tempia un taser. “Ero con la mia bambina di 4 anni, quelle scariche mi stavano facendo perdere progressivamente le forze ma io ho reagito, non mi sono arreso. È stato qualcosa di orribile, contro l'umanità”.
Ha svelato anche un particolare finora non trapelato. Le minacce sarebbero continuate anche dopo gli arresti. “Sabato sulla mia macchina ho trovato dei crisantemi, ma io non ho paura di essere ucciso né tantomeno di queste persone”. Infine, non ha escluso che le minacce e l'aggressione possano avere anche uno sfondo razziale e legate alla sua attività nella gestione dei migranti "Questo lo chiariranno solo le indagini, quel che è certo che è mi hanno chiesto il 20% degli incassi non solo del locale che avevo a Monteforte ma di tutte le mie attività".