Diciamolo: quanti ancora credono nella promozione diretta del Benevento? Il partito degli scettici sembra decisamente più numeroso, perchè le ultime tre partite hanno avuto il potere di cancellare tutto quello di buono fatto prima con i suoi dieci risultati utili di fila.
Bisogna ammetterlo: gli equilibri sono sembrati sempre sottilissimi, ma che tutto si stravolgesse nel giro di venti giorni non lo avrebbe pensato neppure il più inguaribile dei pessimisti.
IL BENEVENTO DI PRIMA. Cosa è accaduto perchè la squadra dei dieci risultati utili consecutivi lasciasse lo spazio a quella che ha infilato il tunnel delle tre sconfitte? Lo ricordiamo: dalla trasferta di Cosenza del 16 dicembre alla vittoria contro il Pescara del 26 febbraio, il Benevento ha conquistato 22 punti, mettendo insieme 6 vittorie e 4 pareggi. Se si vuole essere pignoli si potrebbe anticipare la ventata positiva alle tre partite che l'avevano preceduta: quella vinta col Perugia, il pari di Palermo e, sì, anche la sconfitta casalinga col Verona, ingiusta e sfortunata. Come dire che dal 24 novembre la strega aveva cambiato marcia, guarda caso proprio dopo la sconfitta nel recupero di La Spezia. Ora attribuire tutti questi risultati positivi alla dea bendata sembra assolutamente riduttivo. Qualche episodio fortunato, è fuori di dubbio, c'è stato (Brescia e Salernitana su tutti), ma è evidente che in quel periodo la solidità della squadra giallorossa era parsa un assioma inconfutabile. Senza andare troppo nei dettagli, basta spulciare le formazioni scese in campo per scorgere cambiamenti che evidentemente non sono riusciti a regalare un salto di qualità. Un esempio? Fino a Salerno per lo più a centrocampo hanno agito insieme Tello e Del Pinto, che hanno dato sostanza e concretezza al gioco giallorosso. E' inutile girarci intorno: l'esperimento Buonaiuto-Bandinelli (più Crisetig) non ha mai convinto. Basterebbe ricordare la partita col Pescara, nella quale Bucchi cambiò al termine del primo tempo proprio i due “incursori” immettendo Viola e Del Pinto, per andarsi a prendere la vittoria sugli abruzzesi.
IL BENEVENTO DI DOPO. La squadra delle ultime tre partite è tornata ad essere un laboratorio di soluzioni, il tentativo di mettere insieme le due idee, quella di prima e quella di dopo. Non ha funzionato, al di là di qualche frangente da salvare. Nel calcio, si sa, il giudice insindacabile è sempre il campo con il risultato che ne consegue. Se si perde, poi si perde ancora, e ancora, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. La sfida con lo Spezia è stato lo spartiacque oltre il quale non è possibile andare. Le prestazioni dei singoli sono state largamente insufficienti, la squadra nel suo insieme, ha presentato un volto smunto, con un gioco prevedibile e infarcito di errori. Non sta a noi trovare le soluzioni, ci mancherebbe. Ma se c'è un Benevento che ha funzionato così bene per oltre tre mesi, forse la soluzione è più semplice di quella che si possa pensare.
Due settimane di lavoro e di meditazione possono servire per trovare l'uscita dal tunnel. E' la speranza di tutti, anche di chi non crede più nel raggiungimento del traguardo più importante.