Ha ammesso le proprie responsabilità, escludendo quelle dell'altro indagato, che gli avrebbe dato solo un passaggio con la sua Peugeot, e sostenendo di aver fatto tutto da solo. Di aver appiccato il fuoco a quella Mercedes classe A distrutta dalle fiamme, l'11 agosto dello scorso anno, ad Arpaise.
Credeva che la macchina fosse di proprietà dell'uomo, e non della moglie, con il quale aveva litigato nei giorni precedenti. Uno 'scontro' al quale aveva reagito incendiando la vettura, e non perchè qualcuno glielo avesse commissionato.
Trasferito al Tribunale di Benevento dal carcere di Arienzo, dove è detenuto per altro, si è difeso così Salvatore Di Matola, 32 anni, originario della provincia di Salerno e domiciliato a Ceppaloni, finito agli arresti domiciliari nell'inchiesta del sostituto procuratore Marcella Pizzillo e dei carabinieri sul rogo di sette mesi fa.
Assistito dall'avvocato Michele Rillo, Di Matola è comparso dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, che aveva firmato il provvedimento restrittivo a suo carico, applicando invece l'obbligo di dimora ad Amedeo Vitagliano (avvocato Valeria Verrusio), anch'egli 32enne, di San Martino Valle Caudina. Questa mattina era in programma anche il suo interrogatorio di garanzia, saltato per motivi di salute.