Hanno entrambe fatto appello al Riesame, ovviamente con motivazioni di segno opposto. Da una parte la Procura, che insiste per gli arresti domiciliari negati dal gip Flavio Cusani; dall'altra la difesa, che chiede l'annullamento dell'ordinanza con la quale lo stesso giudice ha disposto lo scorso 14 marzo l'interdizione per tre mesi da ogni attività d'impresa per Cosimo Izzo, da alcuni mesi rappresentante legale della 'Izzo pelli', chiamato in causa, come socio di maggioranza e gestore di fatto, nell'inchiesta in materia di inquinamento, affidata ai carabinieri del Noe di Napoli, sfociata, oltre che nella misura a suo carico, nel sequestro preventivo, con facoltà d'uso, degli impianti di depurazione dell'azienda conciaria, da adeguare entro novanta giorni.
Come è noto, l'indagine è centrata sulle ipotesi di reato di inquinamento ambientale, stoccaggio illecito di rifiuti pericolosi nonché scarico di reflui industriali oltre i limiti consentiti nel fiume Isclero. Assistito dagli avvocati Vinceenzo Megna e Giuseppe Stellato, l'ex senatore si era avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia, per la necessità di analizzare a fondo, con il supporto di un consulente di parte, il dottore Carlo Alberto Iannace, gli atti del fascicolo.
Una scelta, quella di restarsene in silenzio,, che non gli aveva impedito comunque di respingere ogni addebito. “Sono fiducioso nella giustizia, consapevole che l'azienda ha sempre operato nel rispetto delle leggi e dell'ambiente”, aveva detto all'uscita dall'ufficio del gip Giuliana Giuliano, che ha ereditato il procedimento dopo il trasferimento di Cusani al Civile.