Quelle effusioni ci sono state, ma senza alcuna implicazione sentimentale. Si è trattato di “brevi pratiche sessuali manuali ed orali, senza exitus e soprattutto senza che alcun rapporto sessuale si consumasse”. Come dimostrano le immagini. Lei, dunque, non ha deposto il falso, e per questo nei suoi confronti non bisogna procedere, perchè il fatto non sussiste.
E' la sentenza pronunciata dal gip Flavio Cusani, depositata di recente, al termine dell'udienza preliminare a carico di una donna chiamata in causa da una testimonianza resa nella causa di separazione con addebito intentata dall'ex moglie di un professionista per il quale la poverina lavorava.
L'uomo era stato accusato di aver tradito la coniuge con l'allora collaboratrice, che, escussa, aveva negato di aver intrattenuto una relazione con lui, di essersi abbandonata ad effusioni sentimentali, di aver avuto un rapporto sessuale completo.
Dichiarazioni che, secondo il giudice civile, erano smentite da ciò che avevano registrato le telecamere installate nell'abitazione-studio, perciò trasmesse alla Procura, che aveva chiesto il rinvio a giudizio della malcapitata.
Il dottore Cusani non l'ha però accolta e nelle motivazioni, inevitabilmente condite da passaggi scabrosi, spiega di aver adottato la decisione dopo una “attenta visione del dvd” con le riprese 'incriminate'. Dai video non emerge “alcuna penetrazione, alcuna congiunzione carnale riguardante gli apparati riproduttivi”.
Due gli incontri nel mirino: in entrambi, risalenti ad alcuni anni fa, si vede l'uomo “non calarsi mai i pantaloni, ma aprirsi la patta per farsi toccare il membro, che mai risulta avere una virulenza tale da consentirgli una penetrazione”.
Lui vorrebbe, ma non va oltre un “semplice strusciamento” , e dopo pochi secondi “desiste e si ritrae”, passando “ad altre pratiche sessuali”. Ecco perchè non c'è stato “alcun rapporto sessuale completo”, ma solo “toccamenti e pratiche orali nelle rispettive zone erogene”, e le “effusioni sono state solo sessuali, senza alcun coinvolgimento sentimentale”. L'imputata, insomma, non ha detto il falso.