“L’istruttoria non ha consentito di acquisire elementi certi ed univoci dimostrativi del ruolo istigatorio di Vincenzo De Luca”, queste tra le motivazioni per i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Salerno della sentenza di assoluzione emessa, nel settembre scorso, nei confronti del governatore della Regione Campania ed ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, sull’inchiesta riguardante il Crescent, l'opera urbanistica realizzata sul Lungomare cittadino.
Scagionati, insieme al presidente, anche gli ex assessori della Giunta comunale, dirigenti comunali, tecnici e l’imprenditore Eugenio Rainone, titolare dell’impresa edile Crescent srl , le accuse per tutti erano di abuso d’ufficio, falso e lottizzazione abusiva.
Secondo i magistrati “pur essendo emerso in modo chiaro il forte interesse dell’esponente politico del Comune all’approvazione del progetto di intervento edilizio (il Crescent, ndr), al quale si assegnava un valore pregnante sotto il profilo politico tra gli obiettivi della sua stagione amministrativa, non si rinviene alcuna traccia dell’intervento di De Luca nell’istigare gli esponenti di vertice del Comune, ed ancora meno nell’incidere sull’operato di quelli della Soprintendenza per spingerli ad adottare atti in violazione delle leggi”. Non è stato riscontrato dunque nel corso dell’istruttoria, alcun “apporto documentale o testimoniale di una qualche incitazione di De Luca agli esponenti amministrativi autori degli atti”.