Napoli

Con il matrimonio trash del cantante neomelodico Tony Colombo con Tina Rispoli, vedova del boss Gaetano Marino detto “o’Moncherin”, che ha tenuto in ostaggio una città per due giorni, bloccando il traffico e facendo addirittura spostare una manifestazione istituzionale del comune, le istituzioni e la borghesia napoletana sembrano aver scoperto un mondo del quale, fino a ieri, ignoravano l’esistenza.

Ma il corteo nuziale con banda, giocolieri e carrozza che da Secondigliano è arrivato in processione fino al Maschio Angioino è solo la punta di un iceberg ben più grande che si cela nella pancia di una Napoli che ha l’obbligo di guardarsi dentro.

A sdoganare il matrimonio “tamarro” a livello nazionale è stata, già anni fa, la trasmissione televisiva “il boss delle cerimonie”, programma che, finanziato anche dalla Regione Campania, mostrava un mondo fatto di sogni tamarri che si realizzavano in cerimonie trash con cantanti neomelodici e star di quartiere il tutto in una cornice di uno dei locali più trash della provincia napoletana, che nelle fattezze richiama un castello della Disney.

A nulla servono e nulla valgono le critiche, le distanze e le indignazioni del giorno dopo. La realtà ci dice che ciò che si è visto ieri per le strade della città è il frutto di un mondo che esiste ed è diffuso, che ha i suoi simboli, i suoi modelli, la sua musica, le sue televisioni, i suoi idoli. Un mondo che, come ogni realtà di mercato, crea e vende sogni confezionati per il pubblico che ha creato. Tony Colombo e le sue canzoni entrano nelle case e nelle orecchie di migliaia e migliaia di persone attraverso radio e televisioni specializzate. Il matrimonio di ieri, nella sua arrogante e sfacciata volgarità, è un modello che è diventato il sogno di intere fasce popolari non solo della città. Esiste una Napoli del margine che non è affatto marginale, che supera i confini regionali e nazionali e che ha i suoi modelli i suoi sogni e le sue star. Per molte ragazzine le immagini di ieri rappresentano quello che per il mondo ha rappresentato il matrimonio della famiglia reale d’Inghilterra, c’era un hashtag per seguire e commentare le nozze, molti si sonno emozionati e hanno partecipato in maniera vera alla cerimonia. Infine la chicca dell’annuncio in diretta su canale 5 della dolce attesa della coppia, è stato il momento clou per moltissimi. Chiudere gli occhi su un mondo del genere e ridurre il tutto ad una questione di permessi e di autorizzazioni non fa altro che alimentare questi modelli. 

Certo Napoli è soprattutto altro, è la città dei film innovativi e moderni che vincono premi internazionali, è la città delle nuove band indie che riscuotono successo a livello nazionale, è la città delle serie televisive più viste della storia, è la città di scrittori bravi e apprezzati non solo dalla critica ma anche dal mercato, è la città dell’arte e del turismo.
Però non esiste un programma istituzionale per far entrare questa realtà culturale nella città popolare, in quelle case del margine che non conoscono altro modello che quello di Tony Colombo, delle trappanate del “boss delle cerimonie” e delle principesse di quartiere sfarzose e volgari. 

Ieri era anche il giorno dell’arrivo delle “Tre Grazie” al MANN, un momento emozionante per la città. Ma di quell’arte, di quell’emozione, di quella cultura una parte sempre maggioritaria della città non gode e non può goderne.

Più che indignarsi le istituzioni dovrebbero lavorare ed impegnarsi da subito per riportare la cultura nei margini della città. Per combattere i modelli negativi e volgari, per mostrare strade diverse, percorsi diversi e sogni diversi. Negare l’esistenza di questo mondo ha portato all’esplosione di un fenomeno di ieri, un fenomeno che una borghesia napoletana distratta e concentrata solo sulla sua realtà, non immaginava neanche.
Le nozze trash sono l’apoteosi di una sottocultura che oggi rischia di diventare l’unica realtà popolare in una città che invece proprio nella sua cultura popolare ha trovato tesori che ancora oggi sono alla base delle arti mondiali.