Alla fine Bucchi ha concesso un nome, uno solo. Per scoprire l'undici che affronterà l'Ascoli bisognerà attendere domani pomeriggio. Si parte con Del Pinto a centrocampo, l'altro nome sicuro è Montipò tra i pali. Il resto è tutto da verificare. Ma c'è da aspettarsi vari cambiamenti rispetto alle formazioni che sono scese in campo nelle ultime tre partite.
Partiamo dalla retroguardia. Sottolinea Bucchi che la difesa è stata l'arma vincente della squadra che ha ottenuto dieci risultati utili di fila, poi in tre partite è accaduto di tutto, anche defezioni dell'ultimo secondo (Tuia): “Così sei costretto a rimescolare tutto e si fa un po' fatica persino se si vuole fare qualcosa di diverso”. E poi arrivano gli errori, quelli sono assolutamente da evitare: “A Livorno abbiamo fatto una brutta partita, ma abbiamo preso due gol con un tiro da 40 metri e di testa su punizione. A Cremona abbiamo perso al 95', contro lo Spezia abbiamo subito due ripartenze e un gol su un nostro regalo. Diciamo che la difesa non è stata solida come nelle altre occasioni, ma gli episodi hanno contato”. E allora? Allora si cambia. Senza gettare via le certezze del passato. Linea a quattro, che non vuol dire più spregiudicatezza, anzi consente di avere maggiore coperture a centrocampo. Dove ci sarà Lorenzo Del Pinto. E con lui anche Viola, forse vertice avanzato di un “rombo” che dovrebbe garantire densità e buone giocate.
E veniamo all'attacco. L'indizio è vago. Dice Bucchi: “Abbiamo utilizzato poco alcuni uomini, tutti uomini di qualità (Armenteros, Ricci, Asencio, Viola). Ma per poter giocare con tanti giocatori offensivi c'è bisogno di una situazione adeguata”. L'idea di cambiare c'è. Armenteros ha raggiunto una condizione quasi al top, il fisico è finalmente adeguato al torneo che si gioca. Ma gettarlo subito nella mischia vuol dire aggiungerlo a Insigne e Coda, in una linea avanzata più che spregiudicata. L'ipotesi resta valida, ma Armenteros potrebbe anche partire ancora dalla panchina e lasciare il posto ad un centrocampista in più. Altrimenti farebbe coppia con Coda, con alle spalle Roby Insigne. Soluzione coraggiosa, ma quando bisogna vincere per forza...
Amarcord. Per Bucchi è come tornare a casa. Lui è nato a Roma, ma ha vissuto da sempre con la sua famiglia a Grottammare, proprio in provincia di Ascoli Piceno. Non vuole neanche pensarci che la sua regione d'adozione possa essere anche solo per un giorno “matrigna”. Per di più Ascoli è per lui un ricordo dolce come il miele quando ancora calzava le scarpette bullonate: “Ad Ascoli sono stato due volte – racconta – la prima fu una parentesi straordinaria. Vincemmo inaspettatamente il campionato e io segnai 17 gol”. Campionato 2004-05, bianconeri sesti, ma ai play off col Torino. Granata vincenti sul campo, ma estromessi dalla serie A per inadempienze finanziarie: il posto lo prese proprio l'Ascoli di Cristian Bucchi, allenato da Massimo Silva e Marco Giampaolo. Seconda parentesi più sfortunata: “Stagione 2008-09: ebbi un paio di brutti infortuni, vissi anche la fine di quella società, i punti di penalizzazione. Non fu una bella stagione”. Ricordi di una carriera che non ha lesinato soddisfazioni. Ma ora in panchina c'è bisogno d'altro, di essere efficace con le scelte tattiche come quando sospinto dalla curva ascolana bucava a ripetizione le reti avversarie.