Era tornato in servizio, ma in Tribunale, all'incirca un paio di mesi fa, una volta terminata la sospensione alla quale era stato destinato dal Riesame, che aveva revocato gli arresti domiciliari scattati nel giugno 2018 nell'inchiesta del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, del sostituto Patrizia Filomena Rosa e della Digos su alcuni centri per i migranti.
Una misura, quella dei domiciliari, alla quale è stato nuovamente sottoposto Giuseppe Pavone (avvocato Luca Guerra), 54 anni, di Benevento, ex impiegato della Procura, fermato questa mattina dai carabinieri. A suo carico un'ordinanza di custodia cautelare, emessa, su richiesta della procura di Napoli, dal gip Saverio Vertuzzo.
Accesso abusivo a sistemi informatici - il Registro generale della Procura - e rivelazione di segreti d'ufficio: queste le ipotesi di reato contestate a Pavone, la cui posizione era stata stralciata, in relazione al primo addebito, e trasferita alla Procura partenopea.
Nel filone principale che riguarda la gestione dei centri per extracomunitari, come si ricorderà, Pavone era stato chiamato in causa per una presunta truffa in materia di assenze dal lavoro. E' una delle 37 persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, sul quale il gup si pronuncerà il 9 maggio.
Ora gli sviluppi del troncone dell'inchiesta approdato a Napoli, che chiama in causa, per l'accesso abusivo ai sistemi informatici, altre due persone per le quali non è stato però adottato alcun provvedimento.
Secondo gli inquirenti, Pavone sarebbe entrato nel Registro, un compito al quale era abilitato, "al fine di effettuare ricerche su vari procedimenti penali, visualizzando il nominativo degli indagati, i titoli di reato ed altre informazioni coperte dal segreto".