Benevento

Rinviato a giudizio dal gup Giuliana Giuliano – il processo dinanzi alla Corte di Assise prenderà il via il 25 giugno- Paolo Spitaletta (avvocati Antonio Leone ed Enza Falco), 50 anni, di Tocco Caudio, arrestato il 22 maggio maggio 2018, sulla scorta di una ordinanza adottata dal gip Maria Ilaria Romano nell'indagine del sostituto procuratore Assunta Tillo e dei carabinieri sull'omicidio preterintenzionale di Giovanni Parente, 83 anni, di Montesarchio, morto all'ospedale Rummo due settimane dopo la rapina di cui il 10 aprile era rimasto vittima, insieme alla sorella 85enne, nella sua abitazione.

L'anziano era stato ricoverato dopo essere stato colpito al volto da un pugno, finendo con la testa contro un muro e poi sul pavimento. La sorella era invece stata trascinata in cucina e con una mano le era stata tappata la bocca per impedirle di urlare.Un raid per il quale era stato chiamato in causa al pari di Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio, che il 4 maggio era stato rinvenuto senza vita, ucciso con due colpi di fucile a canne mozze e carbonizzato, sul monte Taburno, in una Fiat Punto, intestata alla madre del giovane, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic.

Secondo gli inquirenti, dopo aver compiuto la rapina, i due sarebbero fuggiti con l'Alfa 147 di Spitaletta che sarebbe però rimasta impantanata nella parte alta di Campoli Monte del Taburno. Di qui la richiesta di aiuto ad una persona, legata da vincoli di parentela a Improta, che aveva successivamente raccontato la circostanza ai militari, spiegando che in quell'occasione il 26enne gli aveva confidato il suo coinvolgimento e quello del 49enne nell'incursione in casa dei due malcapitati.

E' l'episodio che fa da sfondo all'omicidio di Improta, per il quale il 27 febbraio, come è noto, sono stati arrestati lo stesso Spitaletta e Pierluigi Rotondi (avvocato Elena Cosina), un 31enne originario di Tocco ma domiciliato da Tufara, destinatari di un provvedimento restrittivo in carcere firmato dal gip Flavio Cusani su richiesta della dottoressa Tillo.

Un delitto che sarebbe stato scatenato dalla paura che Improta avrebbe generato in Spitaletta. Il 26enne era agitato perchè aveva ricevuto un avviso di garanzia nell'inchiesta sulla rapina a Montesarchio e sulla successiva morte dell'anziano. Improta avrebbe minacciato Spitaletta di chiamarlo in correità se, nel caso in cui fosse stato arrestato, non avesse ricevuto assistenza economica per sé e la sua famiglia, anche per sostenere le spese legali per la propria difesa.

Parole che avrebbero indotto Spitaletta, nel timore che Improta potesse collaborare con la giustizia per alleggerire la sua posizione, ad organizzare, in concorso con Rotondi, l'omicidio del giovane. Facendo credere al 26enne di aver ideato un furto di rame sul Taburno, l'avrebbero attirato in trappola.

In base alla ricostruzione dei fatti operata, intorno alle 22 del 2 maggio 2018 Improta avrebbe raggiunto i due indagati, che erano a bordo di una Mercedes, al volante della Punto della madre, nei pressi del ristorante il Querceto di Tocco Caudio, dove si erano dati appuntamento. Una volta alla località Le Martine di Tocco Caudio, i tre si sarebbero divisi: Rotondi sarebbe rimasto lì, in macchina, mentre Spitaletta sarebbe salito nella Punto di Improta, contro il quale, una volta alla località Cepino, avrebbe fatto fuoco due volte con un fucile a canne mozze calibro 12.

Due colpi all'altezza della nuca, “esplosi da distanza ravvicinata, da destra verso sinistra”. Poi il fuoco appiccato alla macchina, ed al cadavere di Improta che era all'interno, “con l'utilizzo di un accelerante” che aveva portato la “temperatura a raggiungere il picco di 800 gradi”. A quel punto, Spitaletta avrebbe percorso a piedi, per circa 30 minuti, un sentiero che l'aveva condotto nella zona in cui c'era ad aspettarlo Rotondi, con il quale si era infine dato alla fuga.