Avellino

 

Assegnato ad Avellino il premio letterario Igea 2019 ad Emanuela Sica, autrice del bellissimo romanzo: "La ragazza di Vizzini", incentrato sull'amore tossico. La cerimonia è avvenuta al Circolo della Stampa in occasione del quarto anniversario dell'associazione Pabulum. A ritirare il prestigioso riconoscimento è stata la madre di Emanuela. Particolarmente toccante il messaggio di Emanuela, affidato alle parole di suo marito Giosuè. Un premio che Emanuela, donna straordinaria, dalle grandi doti umane, ha voluto dedicare non a se stessa ma a tutte le donne vittime di violenza. 

"Mi sento profondamente onorata e carica di commozione nel ricevere questo premio. Mi scuso per non essere presente ma le mie condizioni di salute non mi consentono di essere con voi e di godere appieno di questo importante riconoscimento letterario.

Ringrazio l’Associazione Pabulum - in persona della sua dinamica ed energica presidente dott.ssa Katia Tarantino - per aver dato attenzione a questo libro e alla tematica nello stesso espressa: la violenza sulle donne. Ringrazio anche il caro amico Michele Vespasiano, compagno di scrittura in questa fortunatissima esperienza letteraria. Ringrazio l’editore Silvio Sallicandro che ha creduto in questa storia. 

Un ringraziamento speciale, mi sia consentito, va anche a mio padre, che da lassù, sono certa, sarà fiera di noi e di questo libro che proprio a lui abbiamo voluto dedicare. Infine un sincero grazie a tutti i relatori presenti oggi ed in particolare al Prof Anzalone, illustre filosofo, che da sempre è stato attento ai miei scritti, scrivendo tra l’altro una meravigliosa prefazione all’Ultima Luna ed altresì alla dr.ssa Mimma Lo Mazzo che da sempre si batte per i diritti e la parità delle donne.

Quando Michele mi ha proposto di scrivere questa “storia a due cuori” mi sono immediatamente interrogata su due aspetti: chi e che tipo di donna doveva essere Camila; in che modo plasmare la forma espressiva del suo dire e, insieme, del suo sentire. In che modo portare nella narrazione emozioni, sensazioni e sentimenti spesso incompresi, difficili, complicati da definire ed anche esternare. Ho quindi pensato che l’unico modo credibile ed autentico fosse quello di farla parlare attraverso le pagine di un diario perché le emozioni, quelle più autentiche si possono spiegare solo nel personale ed intimo dialogo, o forse dovremmo chiamarlo monologo, con il se interiore. Nasce così il Diario di Camilla, il suo “giornale intimo”, accompagnato anche da alcuni pensieri poetici.

Così come si plasma argilla purissima ecco che viene al mondo un personaggio fatto di luci, ombre, prolungati silenzi, carico di assenze, orfano di sorrisi. Certo è che avrei potuto non complicarle la vita, e probabilmente anche la mia (di scrittrice si intende) perché ben poteva essere una donna chiamiamola “normale” con una vita azzardiamo limpida e senza troppi bagagli dolorosi.

Invece ho deciso che, quei bagagli, doveva averli e dovevano essere pesanti, oppressivi. Camila è una naufraga della vita, vita che (ingiustamente) trancia i legami con la sua radice di terra e cuore. Costretta ad emigrare dalla Sicilia per lavoro deve lasciare suo padre, a cui è legata profondamente e quasi simbioticamente. Ha una madre sconfitta dalla malattia che io chiamo della “dimenticanza” ma che in realtà è l’Alzheimer. È invischiata in una relazione clandestina con un uomo che, se prima la faceva sentire desiderata, importante, poi ha iniziato a farle sentire tutto il “dolore” (sia emotivo che fisico) di quell’amore.

Può sembrare strano usare la parola dolore per definire un amore. Si, è strano, ma non per Camila che vuole essere (idealmente) il simbolo di tutte le donne che subiscono violenza ma che, alla fine, riescono a darsi una spinta di coraggio e libertà per tranciare i lacci, che io chiamo “tossici”, di un “amore che amore non è”.

Viene quindi in superficie un mondo sommerso che chiede di essere ascoltato, capito, aiutato. Mondo che, spesso, resta sottotraccia, nascosto. Una colata di liquido tossico ricopre la vita di molte donne che, inconsapevolmente, affogano per paura di essere giudicate, non capite, fraintese, etichettate, rinnegate. Un mondo che le violenta e le uccide non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Il tema dell’amore tossico accompagna Camila in tutto il suo percorso esistenziale.

Eppure questo viaggio verso casa è anche un viaggio dentro il proprio Io. Un viaggio che compiono entrambi i personaggi che, probabilmente, riusciranno a prendersi per mano e, magari salvarsi a vicenda?

Infine permettetemi di dedicare questo premio a tutte le donne vittime di violenza affinché sappiano che non sono, nè saranno mai sele, oppure dimenticate. Mi sento profondamente legata al dolore che vivono o hanno vissuto e per questo continuerò a battermi per loro, insieme a tante altre persone, contro la violenza di genere.