Napoli

Un punto con Genoa e Empoli, con una squadra che lotta per non retrocedere e l'altra che lotta molto seriamente per non retrocedere è roba da non credere.
Zero punti con una squadra che ha la seconda peggior difesa del torneo, e un punto con una squadra in dieci uomini per 70 minuti, già decimata dalle squalifiche e reduce da un'imbarcata contro l'Inter, e che solo Karnezis ha tenuto lontana dal fare bottino pieno al San Paolo sono un segnale più che preoccupante.


Un segnale più che preoccupante anche per i cantores dei palloni mancanti del ritiro di Paestum, si presume.
Certo, qualche difficoltà di un Napoli cambiato nella mentalità, nel modulo e nel gioco ce la si aspettava, ma all'inizio, vedi Samp e altre gare balbettanti, non in un finale di campionato in cui si sarebbe solo ed esclusivamente dovuto amministrare il vantaggio e consolidare il secondo posto. Secondo posto che se arriverà, a questo punto, sarà solo ed esclusivamente per demerito di inseguitrici ancora in cerca della propria dimensione nel mondo.


Troppo, veramente troppo brutto il Napoli di Ancelotti che ricorda in maniera terribile e preoccupante il secondo Napoli di Benitez, quello in smobilitazione, quello delle eterne amnesie difensive, quello sciatto e spesso irritante che si fermava con Empoli, Parma e altre piccole dotate di un monte ingaggi infinitamente inferiore e di una voglia infinitamente maggiore.
Si dirà, perché già si dice “Beh ma la testa è all'Europa League”: bisognerebbe rispondere che quello che si gioca con l'Arsenal è un quarto di finale di Europa League, l'andata di un quarto di finale di Europa League, che nel caso di passaggio nel turno ci sarebbero ancora semifinale e finale.


Abbandonare il campionato a 5 partite e quasi due mesi di distanza dall'eventuale traguardo è un atteggiamento sciagurato e poco professionale: come impegnare dei soldi che ancora non si hanno in tasca e che si avranno solo se si verificano determinate condizioni.
Non si comprende francamente l'atteggiamento di chi si sente già l'Europa League in tasca, atteggiamento rischiosissimo e quasi sempre deleterio.

La bilancia in ogni caso è lì che attende impietosa: se non si vincesse l'Europa League il piatto languirebbe di brutto e la stagione sarebbe da dimenticare. Da dimenticare perché rispetto alle scorse annate, dove pure non si è vinto niente, i remi in barca sono stati tirati prestissimo in campionato, la Champions seppur ben giocata non ha regalato grandi emozioni, e appunto l'Europa League non è stata vinta. Ciò va incrociato con le premesse della scorsa estate: era arrivato Ancelotti, il mister più vincente del mondo e gli annunci al solito erano scoppiettanti. Senza nulla togliere a Carletto e augurandosi che aggiunga un altro trofeo alla sua bacheca, ma in caso contrario: serviva Ancelotti per una stagione da 75 punti, fuori dalla Champions al primo turno, dalla Coppa Italia ai quarti e senza trofei?