Napoli

Avrebbero dovuto esserci le Valchirie di sottofondo, tappeti rossi stesi sul prato verde e avversari a chinare il capo fino alla finale di Europa League, per il Napoli di Ancelotti . O almeno così avevano assicurato i sempre sul pezzo dotti, opinionisti e sapienti che funestano carta, etere e web con sentenze e commenti o stupidi o disonesti. E magari si saranno convinti pure Insigne e compagni che vincere l'Europa League era cosa fatta, che dopo quel girone di Champions si era entrati di diritto nell'elite calcistica e che altro che Gunners, cannoni, a Londra li avrebbero aspettati agnelli come nella poesia di William Blake.


E così si sono ritrovati in un matrimonio di schiaffi, presi a pallate senza essere capaci di mettere il naso fuori: Rui regala il primo gol, Fabian Ruiz, sciaguratamente regista senza averne i tempi, per di più contro la squadra che presumibilmente fa il pressing più alto e asfissiante d'Europa, con l'Ajax (e fino all'anno scorso col Napoli, ahinoi), regala il secondo. Meret, meraviglioso portiere, si può dire, e l'imprecisione dell'Arsenal impediscono che un primo tempo con 11 tiri in porta dei Gunners finisca in un meritatissimo 5 a 0, Insigne e la sua costanza nel buttare alle ortiche occasioni in momenti decisivi (guai a dirlo, però, si innervosisce forte) impediscono che si chiuda con un immeritatissimo 2 a 1.


Altra musica nel secondo tempo, forse dopo che Ancelotti nell'intervallo ha spiegato chi è, come si chiama, cos'ha vinto e che lui un quarto di finale di Europa League in epoche passate lo avrebbe fatto giocare a Roque Junior, Aldegani, Beloufa e Coloccini, giusto per.


Ma il gol non arriva, tra le imprecisioni di Zielinski, solito bell'incompiuto, di Insigne e il solito nulla mascherato di veroniche e doppi passi di Ounas, resta il 2 a 0, che lascia aperte speranze di remuntada, più che altro perché di fronte c'è una squadra gigiona e double face, come il Napoli, capace di farsi rimontare e soprattutto molto insicura fuori dalle mura amiche.
Sette giorni e arriverà un verdetto su una stagione che a dire di molti avrebbe dovuto essere quella della consacrazione del progetto, e che resta aggrappata solo all'Europa League. Sperando che in questi sette giorni dotti, opinionisti e sapienti non sprechino troppo inchiostro e troppe parole in panegirici nefasti quanto i gol di Ramsey, che a proposito, ieri ha segnato: si salvi chi può.