Benevento

Non possono essere ragioni di carattere contabile a giustificare il mancato rispetto di una sentenza, anche se il debitore è un ente pubblico.

A ribadire un principio chiaramente incontrovertibile, quantomai attuale alla luce del caso pensioni, è stata la Quarta sezione del Tribunale amministrativo campano (presidente Angelo Scafuri) pronunciatasi nei giorni scorsi sul ricorso di un professionista beneventano che ha chiamato in giudizio la Regione Campania per il mancato pagamento di somme vantate a seguito di attività di consulenza svolta per l'ente.

Fin dall'ottobre 2011 il professionista si era visto riconoscere dal Tribunale beneventano la liquidazione dei compensi, pari a poco più di 1.800 euro. Non una cifra esorbitante evidentemente, soprattutto se si considera la portata miliardaria dei bilanci di Palazzo Santa Lucia. Eppure da tre anni abbondanti l'amministrazione regionale non trova il modo di onorare il proprio debito con il cittadino beneventano.

Vano si è rivelato anche il rinvio chiesto dall'ente campano nel corso della udienza al Tar del 11 febbraio scorso, quando l'avvocatura regionale si era trincerata dietro il rispetto del Patto di stabilità quale motivazione dell'inadempimento. Ragioni che il tribunale non ha ritenuto di poter ascoltare: “Com'è noto – recita il recente verdetto del Tar – le problematiche relative al bilancio della Pubblica amministrazione non costituiscono ostacolo giuridico all'adempimento dell'obbligazione”.

Alla successiva udienza svoltasi il 25 marzo l'obbligazione risultava ancora non onorata. Di qui il pronunciamento dei giudici amministrativi che hanno accolto la tesi del ricorrente (rappresentato dall'avvocato Luca Coletta) condannando la Regione Campania al pagamento delle spettanze, gravate delle spese processuali (1.500 euro) e del compenso del commissario ad acta (500 euro) che dovesse essere nominato in caso di ulteriore inadempimento. E così il conto, assai modesto, è più che raddoppiato.

Paolo Bocchino