Valutare, come extrema ratio, anche l’ipotesi dell’abbattimento a fronte dell’emergenza lupi che sta colpendo diverse aree del Paese. È quanto si legge in una circolare del Viminale, inviata ai prefetti (e in particolare ai commissari del Governo nelle province di Trento e Bolzano e al presidente della Valle d’Aosta), in cui si sottolinea che «è stato rilevato di recente, in alcune aree del territorio nazionale, un aumento della presenza di lupi che, avvicinandosi in branco agli abitati, provocano allarme nella popolazione ovvero causano importanti danni economici agli allevatori, attaccando ovini, caprini e talvolta bovini nelle zone di pascolo e di ricovero». Una comunicazione che non piace in Irpinia dove il lupo è un simbolo. Ogni avvistamento viene sempre salutato con straordinario favore dagli irpini. L’affascinante e indomabile creatura della foresta rappresenta un patrimonio per chi vive sul territorio. Gli Hirpini derivano il loro nome proprio da “Hirpus” che, in lingua osca, significa appunto “lupo”, dal momento che questo animale selvatico veniva venerato in onore di Marte, dio della guerra, dalla tribù sannita stanziata lungo le terre bagnate dai fiumi Sabato, Ofanto e Calore.
Ma in alcune zone la presenza del lupo pare stia creando un serio problema, di qui l’esigenza del Viminale di comunicare, ai prefetti di riferimento, «l’esigenza di adottare interventi di carattere preventivo ai fini della tutela della pubblica incolumità e della salvaguardia delle attività tradizionalmente legate alla montagna, all’agricoltura e alla zootecnia, nel pieno rispetto delle regole fissate, anche a livello europeo ed internazionale, che riconoscono il valore sul piano ambientale e della biodiversità della presenza di questi grandi carnivori».
Tuttavia, scrive il Viminale, «nel caso in cui le attività e gli interventi cui si è fatto cenno si rivelassero inadeguati ad assicurare la pubblica incolumità, si rimette alla sensibile attenzione delle SS.LL. l’eventuale coinvolgimento delle Autorità Regionali o delle Province Autonome per la richiesta di una deroga ai vigenti divieti di cui all’articolo 8 del DPR 8 settembre 1997 n. 357, secondo quanto previsto dall’articolo 11 dello stesso DPR. Una simile richiesta, valutata con il parere di ISPRA, dovrà avere carattere di eccezionalità e potrà essere considerata solo a condizione che sia stata verificata l’assenza di altre soluzioni praticabili.
Nel delineato contesto - conclude la circolare - prioritario si rivela anche il ruolo che potrà essere svolto sul piano dell’informazione, in particolare della popolazione da un lato per scongiurare eccessivi allarmismi, dall’altro per favorire una consapevole adesione alle scelte operate a livello istituzionale».
Intanto, riparte il botta e risposta tra il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, che solo lo scorso 2 aprile ha reso pubblico il "Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia" ribadendo che "con questo nuovo piano non servono gli abbattimenti ma una strategia che abbiamo delineato in 22 azioni".
La circolare, firmata da Matteo Piantedosi, capo di Gabinetto di Salvini, rileva che "di recente, in alcune aree del territorio nazionale", si è registrato "un aumento della presenza di lupi che, avvicinandosi in branco agli abitati, provocano allarme nella popolazione ovvero causano importanti danni economici agli allevatori, attaccando ovini, caprini e talvolta bovini nelle zone di pascolo e di ricovero". Da qui "l'esigenza di adottare interventi di carattere preventivo ai fini della tutela della pubblica incolumità e della salvaguardia delle attività tradizionalmente legate alla montagna, all'agricoltura e alla zootecnia".
L'Enpa, Ente nazionale protezione animali, si ribella a quella che definisce "una manovra per reintrodurre le uccisioni di un animale protetto e salvato dall'estinzione e dopo il lavoro tanto autorevole e di solide basi scientifiche portato a termine dal ministro dell'Ambiente con il nuovo Piano lupo". E la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi rincara la dose dichiarando: "Il ministro dell'Interno dovrebbe spiegare quali criteri scientifici devono essere utilizzati per definire un lupo come "problematico" o "pericoloso" visto che, tra l'altro, l'italia non registra aggressioni da parte di lupi da almeno duecento anni". Inoltre "insomma i lupi non rappresentano emergenza di ordine pubblico - nel 2018, dice Eurac Reserach, in Trentino ci sono state 65 predazioni con 76.500 euro di indennizzo - sono invece un preziosissimo equilibratore biologico perchè con la loro attività predatoria mantengono in equilibrio le popolazioni degli altri selvatici. Dunque, non c'è nessuna emergenza se non quella creata ad arte per guadagnare qualche voto in più alle prossime elezioni".
Tuonano anche i vertici di Wwf, che spiegano senza se e senza ma: "non c'è alcun allarme lupo". "Questa circolare sarebbe una scelta ancora più incomprensibile anche alla luce dell'annuncio del nuovo Piano Lupo, che non prevede gli abbattimenti tra le azioni di gestione e che sembra essere arrivato in dirittura d'arrivo. - continua il Wwf - Non vorremmo, quindi, che si trattasse dell'ennesima mossa propagandistica sulle 'pelle del lupo', visto che il numero di lupi e dei danni legati alla loro gestione in Trentino Alto Adige continua ad essere estremamente limitato (come riportato anche da più fonti giornalistiche 38 in Trentino e 13 in Alto Adige)".