Benevento

 

Non c'è un unico Sannio, un territorio omogeneo nelle sue peculiarità, ma due realtà che viaggiano a velocità differenti. E' la fotografia scattata dall'Istat che oggi ha pubblicato il Rapporto annuale sulle condizioni socio-economiche del Paese.

Un lavoro ponderoso, denso di elaborazioni riguardanti i più disparati aspetti del vivere quotidiano: demografia, salute, redditi, consumi, trasporti, cultura, e molto altro ancora. Un quadro nel quale la provincia di Benevento, come detto, trova collocazione all'interno di due categorie diverse: il “Mezzogiorno interno” e “L'Altro Sud” alle quali appartengono rispettivamente i comuni della dorsale appenninica del Fortore, del Tammaro e del Titerno, e quelli dell'hinterland beneventano che orbitano attorno al capoluogo.

Differenza non meramente lessicale quella tracciata dall'Istituto nazionale di statistica. I centri assegnati al “Mezzogiorno interno” sono caratterizzati da una costante tendenza allo spopolamento cui si accompagna densità demografica bassissima e maggiore concentrazione della popolazione residente al di fuori dei centri urbani. Comprensori che evidentemente soffrono notevolmente sul piano economico, con un mercato del lavoro che l'Istat definisce “asfittico” e “instabile”. Aree che il meridionalista Rossi Doria già nei decenni scorsi definiva non a caso “dell'osso”.

Alla voce “Altro Sud” invece il dossier statistico rubrica il bacino che gravita intorno al capoluogo e la stessa Benevento, accomunati ad altri comprensori del meridione nella incoraggiante etichetta di “Sud che spera”. Le ragioni del maggior ottimismo? “Gli indicatori del mercato del lavoro – spiega l'Istat – appaiono per alcuni parametri migliori di quelli degli altri gruppi del Mezzogiorno. In particolare è più bassa la disoccupazione femminile e più elevata la quota di imprenditorialità”. “In considerazione della localizzazione di questi sistemi locali in aree non compromesse da eccessiva edificazione e ricche in termini di patrimonio storico-culturale – conclude il rapporto – si può definire questo gruppo come quello del 'Sud che spera' ”.

Il ricco studio statistico inanella quindi una ampia sequenza di dati di dettaglio che forniscono il focus settoriale dell'assunto generale. Tra i più significativi c'è senz'altro il parametro relativo alla salute, con il Sannio (in questo caso non suddiviso in categorie) che conquista la poco invidiabile palma di provincia con tasso record di servizi negati. Negli ultimi dodici mesi, attesta l'Istat, più del 13 per cento dei cittadini sanniti ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie per lacune delle strutture o motivi economici. In generale, chi risiede nel Mezzogiorno interno così come nell'Altro Sud ha un rischio sanitario più elevato, con incidenza maggiore anche di pazienti psichici.

Indicatori fortemente negativi anche per quanto riguarda l'economia e gli altri servizi. I comuni del Mezzogiorno interno sono aggrappati alle pensioni con il 45 per cento dei redditi totali (record nazionale) derivante dagli assegni previdenziali. Una economia povera e perlopiù autoreferenziale, con il 28 per cento delle risorse totali destinate ai consumi di prima necessità, alimentari in primis. In tale ottica va letto anche il dato relativo agli immobili: il 92 per cento dei residenti nel Sannio più interno è proprietario della abitazione in cui vive, con azzeramento o quasi del mercato di settore.

Notoriamente non entusiasmante anche il capitolo inerente i trasporti, con un difficile accesso ai mezzi pubblici e una rete infrastrutturale a dir poco carente.

Per quanto riguarda la partecipazione ad iniziative culturali, il diaframma tra i comuni interni e l'hinterland del capoluogo si allarga con il bacino cittadino (19,3%) molto più attivo di quello interno (14,7%). Più omogeneità invece sul fronte della partecipazione alle attività sociali dove i due segmenti territoriali sono praticamente alla pari: 18,2 % per il Mezzogiorno interno, 19,1% per l'Altro Sud.

E c'è un ultimo, curioso dato che scaturisce dallo studio dell'Istat: il Sannio si caratterizza come uno dei territori a più elevato tasso di associazionismo legato ai partiti politici, con un tasso del 4,6 per cento che supera ampiamente la media nazionale (3,5%). Tutto e solo frutto della passione civile?

Paolo Bocchino