Eternit, Isochimica, terra dei fuochi. Con questa legge forse si sarebbero potuti evitare tanti disastri ambientali, o almeno si potevano contenere i danni. E' arrivata tardi, ma finalmente è arrivata.
Il Senato ha dato il via libera alla legge che introduce cinque nuovi reati contro i crimini ambientali. Una svolta storica, dopo 21 anni di attesa, perché d'ora in poi i danni all'ambiente e dunque alla salute dei cittadini non saranno più considerati contravvenzioni, ma veri e propri delitti punibili con il carcere. Per chi inquina e per chi non bonifica. Previste pene più severe e un allungamento dei termini di prescrizione, in certi casi fino a 30 anni.
Il testo è nato da un testo unificato a partire da una proposta di legge a prima firma del presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci e da quelle analoghe di Salvatore Micillo (M5s) e Serena Pellegrino (Sel - AC 1814). L’ok dell’aula di Palazzo Madama (170 voti a favore, 20contrari e 21astenuti) è arrivato al termine di un iter molto complesso, ritardato a Montecitorio per scongiurare il blocco delle trivellazioni dell’Eni causato dall’approvazione di un emendamento proprio al Senato.
Ma vediamo nel dettaglio quali sono i nuovi ecoreati istituiti dal provvedimento.
Innanzitutto il disastro ambientale. Sarà punito con il carcere, da 5 a 15 anni di reclusione. La legge va a colmare un vulnus. Per il legislatore il disastro è “l'alterazione irreversibile dell'equilibrio dell'ecosistema”, un'alterazione tale che per eliminarla si richiedono provvedimenti eccezionali particolarmente onerosi, dunque molti soldi per le bonifiche, ma soprattutto che arrecchi offesa alla pubblica incolumità. Maggiore è la compromissione e maggiori sono gli effetti lesivi tanto più severe saranno le pene, che saranno aumenate se si tratta di aree protette o sottoposte a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico.
Poi il capitolo dell'inquinamento ambientale. Da 2 a 6 anni di carcere con un multa da 10mila a 100mila euro per chiunque abusivamente provoca una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile: di acqua, aria, suolo o del sottosuolo, della biodiversità, anche agraria, della flora o della faunà.
I rifiuti radioattivi. Il provvedimento prevede il carcere da 2 a 6 anni per chi abusivamente commercia e trasporta materiale radioattivo.
Il reato per omessa bonifica. Da uno a quattro anni di carcere per chiunque, che avendone l'obbligo per ordine del giudice, non provveda alla bonifica e al ripristino delle aree.
In questo capitolo entrano ovviamente anche gli enti pubblici ai quali il giudice ha ordinato il ripristino dello stato dei luoghi. In questa casistica potrebbe rientrare anche il procedimento per Piazza Castello ad Avellino. La Procura a gennaio ha dovuto sequestrare di nuovo il cantiere per chiedere la bonifica dell'area archeologica interessata dai rifiuti: erano stati concessi 60 giorni ma finora si è vista solo una superficiale messa in sicurezza.
I controlli impediti. Chi nega o ostacola l'accesso alle aree inquinate o intralcia i controlli rischia da 6 mesi a 3 anni di carcere.
Aggravanti per mafia. I “nuovi” delitti aggiorneranno il codice penale con un pacchetto di misure che prevede anche aggravanti per mafia e sconti di pena per chi si ravvede. Si prevede anche l’aumento delle pene in caso di «lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale». Visto che il testo prevede il raddoppio dei tempi della prescrizione per i reati ambientali, aumenta anche il tempo dopo il quale scatta la prescrizione nei casi in cui sono accertate lesioni da inquinamento.
I nuovi reati e l'Isochimica. Il tema della prescrizione potrebbe risultare determinante nell'eventuale processo in sede penale che potrebbe (e dovrebbe) iniziare al tribunale di Avellino per l'Isochimica dove ci sono 29 indagati per il reato di disastro ambientale e per i danni e le lesioni agli ex lavoratori della fabbrica di amianto di Borgo Ferrovia. Con la nuova legge si potrebbe evitare per i lavoratori Isochimica la beffa che ha colpito i lavoratori Eternit.
La questione della prescrizione infatti era stata al centro del processo di Torino: da una parte i pm e giudici di primo e secondo grado, per i quali il reato contestato al magnate svizzero Schmidheiny è continuato finché sono continuati i decessi (cioè ancora oggi); dall’altra il giudice di Cassazione, per il quale è cessato quando la Eternit ha smesso di inquinare (lo stabilimento di Casale è stato chiuso nel 1986).
Le reazioni. «Provvedimenti attesi da decenni diventano leggi. Oggi sui reati ambientali. È proprio #lavolta buona». Così Matteo Renzi ha commentato su twitter il via libera al decreto. Ma ambientalisti si spaccano. Per gli esponenti di Legambiente e Libera eco-giustiziaèfatta. I Verdi, invece fanno notare che nel testo di legge il reato di disatro ambientale è punibile solo se cagionato “abusivamente”come se vi fossero reati ambientali che non sono abusivi - dice il coportavoce dei Verdi Angelo Bonelli – Non hanno cancellato questo avverbio perché così si garantisce un’ombra di incertezza che può portare all’impunità per quelle grandi industrie che, da Priolo a Ta ranto fino a Trieste, inquinano a norma di legge, ovvero con una autorizzazione».
Rossella Strianese