Benevento

Contro il Padova non ci sono tabù da infrangere. Una volta tanto. Anzi, a pensarci bene sarebbero i veneti a vedere le streghe quando affrontano il Benevento. Non che i precedenti di questa sfida siano tantissimi, appena tre, ma una cosa è certa: i giallorossi finora li hanno vinti tutti. Della sfida dell'andata il ricordo è ancora fresco: serata rigida, tanta nebbia e un gol bellissimo di Riccardo Improta. Bastò per mantenere salda la tradizione.

Quelli più datati si riferiscono al campionato di serie C1 del 2004-05. Il Benevento era reduce dall'aver accarezzato il sogno della B, perso nella semifinale play off contro il Crotone (toh...). Aveva riaffidato la panchina all'indimenticato Corrado Benedetti, ma non girava come nell'anno precedente. Contro il Padova all'andata bastò un gol di Gigi Molino, match winner infastidito quel giorno da alcune dichiarazioni di Renzo Ulivieri, tecnico del Padova. Il “Renzaccio”, come era soprannominato il tecnico di San Miniato, alla vigilia della gara aveva detto, con un po' di spocchia, a chi gli chiedeva se temesse Gigi Molino, che non lo conosceva affatto. E Molino dopo il gol si tolse qualche sassolino dalla scarpa: “Neanche io lo conosco e non ho alcuna voglia di conoscerlo. Ci ha chiamato terroni, è ora di finirla. Dovrebbe dare l'esempio soprattutto lui che è presidente dell'Associazione allenatori”. 

Un semplice antipasto di quello che accadde al ritorno, 17 aprile 2005. Sulla panchina del Benevento non c'era più Benedetti, esonerato, ma sedeva Raffaele Sergio. La squadra giallorossa giocò una grande partita e vinse per 2 a 1. I gol giallorossi? Neanche a dirlo, tutti e due di Gigi Molino. Il secondo in particolare fu una perla di rara bellezza: l'attaccante giallorosso andò via ad Antonaccio (per altro beneventano) e beffò con un colpo sotto il portiere Colombo. Fu quello il momento della vendetta, attesa un intero girone: Molino andò dalle parti di Ulivieri e gli disse in perfetto idioma napoletano: “Mo' sai chi è u Drag'?”. U' Drago era il soprannome con cui tutti chiamavano il centravanti di Secondigliano, un simbolo che aveva stampato anche sul braccio (come si evince dalla foto dell'epoca abbracciato da Carmelo Imbriani quel giorno a Padova). Un ricordo indelebile di quel pomeriggio, quell'atteggiamento un po' guascone di Molino che piaceva tanto alla gente: due gol e una vittoria da consegnare agli annali. Anche come buon augurio.

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