E’ di Savignano Irpino, ha 25 anni e dopo aver scelto il suo percorso di studi umanistici presso la sede dell'Università di Foggia, ha sviluppato come tesi magistrale, una ricerca sul campo, assegnata dal suo docente e relatore Luigi Traetta, sul Museo di Aquilonia. Un argomento del tutto inedito, nel cuore delle terre di Campania, che andrà ad impreziosire ancora di più questa importante ricchezza storica e culturale, patrimonio dell’irpina. A conseguire la prestigiosa laurea magistrale, in scienze pedagogiche e della progettazione educativa (Studi di Foggia) è stata Michela Raffa. Una tesi sperimentale di 167 pagine, che traccia storia dell'evoluzione scientifica e tecnologica del museo irpino. Grazia Terrone e Barbara De Serio sono state le correlatrici. Un museo da 110 e lode che ha riscosso, grazie a Michela Raffa il plauso della commissione accademica.
La tematica presa in esame nella magistrale materia in storia dell’evoluzione scientifica e tecnologica è molto ampia, a struttura molecolare e ad organizzazione orizzontale, con specificità a volte singolari, spesso imposte dal bisogno di trovare attraverso un percorso e un vissuto del passato, soluzioni sostanziali ex novo per la nostra società liquida nel settore lavorativo, introducendo anche il concetto dell’educazione alla valorizzazione. Si è trattato di un lungo viaggio a ritroso e di un’avventura inedita alla riscoperta di una realtà ormai sepolta, che è ritornata alla luce grazie alle notizie puntuali ed una attenta e scrupolosa analisi di ricerca. In questo Viaggio per immagini all’interno del Museo di Aquilonia vi è un architettura ben strutturata.
Disposto su due livelli per un'estensione di circa 1.500 metri quadrati, il percorso espositivo si articola in circa 130 ambienti tematici, con la ricostruzione, tramite migliaia di oggetti originali, di decine di botteghe artigiane e di altri ambienti di vita e di lavoro (come l'aia, la scuola o la casa contadina). A queste si accompagnano stand dedicati alle usanze tradizionali, ai costumi della società contadina, alla religiosità e alle credenze magiche, alla medicina popolare, alle produzioni alimentari, alla struttura economica e alle istituzioni sociali, con una ricca documentazione, frutto sia di studi documentali, sia di indagini etnografiche soprattutto presso la popolazione locale. La struttura comprende anche un ampio salone archeologico e storico, con reperti locali che vanno dal periodo sannita ai secoli dell'Alto Medioevo.
Un Museo Etnografico tra i più grandi in Italia che recupera la memoria della vita, del lavoro e della cultura delle aree interne d’Italia. Il racconto di una società antica e artigiana nella sua quotidianità, umile e dignitosa, concreta e ingegnosa. La visita diventa un esperienza di immersione totale in un borgo del passato.
La memoria è un ponte: collega, apre spazi di confronto con il nostro divenire. La nostra memoria diventa argomento e mezzo di dialogo, “ci rende ciò che siamo per sapere dove andare”.
Nella tesi sperimentale vi sono tre tematiche fondamentali che sono il fulcro dell’elaborato magistrale; con il fine di trovare, stimolare e promuovere soluzioni sostanziali.
In primo luogo, la studentessa si è soffermata in un studio scientifico sulla tematica dei terremoti prendendo in considerazione la magnitudo della scala Richter e l’intensità della scala Mercalli concentrando la sua attenzione, sul sisma del ventitré luglio 1930 che segnò un destino crudele a quella gente delle Terre di Campania e civiltà contadina, arrivando a comprendere la finalità della costruzione del Museo di Beniamino Tartaglia.
Il Museo Etnografico di Aquilonia è stato ideato e progettato dal prof. Beniamino Tartaglia e, infine, realizzato con il contributo economico dell'Amministrazione Comunale, della Provincia e della Regione e con la collaborazione costante di un apposito Comitato, della quasi totalità della popolazione residente e degli emigrati: tutti hanno donato oggetti, fornito prestazioni volontarie e fatto offerte in denaro, per i lavori di ristrutturazione e di adeguamento a fini museali di un ex Asilo-nido mai utilizzato per i fini per cui era stato costruito negli anni 70/80.
Una piccola comunità che si è espressa in maniera cosí sorprendentemente e straordinariamente corale, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’appartenenza ideologica e dalle condizioni socio-economiche per una iniziativa marcatamente culturale, naturalmente apolitica e aconfessionale,
Nel vasto panorama dei musei etnografici circa 1.200 in tutta Italia, la sua peculiarità e unicità consistono nell'offrire ai visitatori non collezioni tipologiche di oggetti e attrezzi ma, ricostruiti fedelmente e ricomposti con grande rigore filologico, reali ambienti di lavoro e concreti contesti abitativi.
Anche con l'aiuto di materiale fotografico d'epoca, di video, di cd rom e di pubblicazioni specialistiche (Quaderni del Museo), esso consente quelle attività didattiche (una vera e propria fattoria didattica) che coinvolgono attivamente alunni e studenti e li rendono protagonisti della costruzione del proprio sapere, facendo loro scoprire e rivivere moltissimi aspetti di un'antica civiltà.
Il Museo Etnografico di Aquilonia non è il luogo della nostalgia e del tempo perduto, nel quale archiviare i documenti della sconfitta di una civiltà legata alla tradizione, ma centro di attività e di mediazione culturali in grado di soddisfare la fame di passato, di trasmettere informazioni ed emozioni e di dare nuova forma ad una piú generale esigenza di istruzione. Esso non si limita a contenere e a mostrare collezioni di reperti, ma è uno scenario per la riproposizione di forme remote di vita, uno spazio organizzato secondo un progetto di ricomposizione ambientale.
Con un allestimento opportunamente mirato, con precise finalità didattiche e divulgative, stimola connessioni nuove e genera autentica conoscenza.
Nel Museo Etnografico di Aquilonia, come in un grande libro scritto con il linguaggio muto e suggestivo degli oggetti della cultura materiale che subito affascina e coinvolge, si passa in rassegna l'esistenza secolare delle tante e diverse comunità del Mezzogiorno.
Nel varcarne l'ingresso, ci si sente come inghiottiti dalla "macchina del tempo"; e, affacciandosi su autentici scenari di esistenze concretamente vissute, si compie un viaggio carico di emozioni e ci si immerge quasi per magia nelle viscere della vicenda quotidiana di una umanità semplice e operosa, per troppo tempo emarginata, sfruttata e infine cancellata.
Museo Etnografico “Beniamino Tartaglia”, nel panorama dei musei italiani dedicati alla cultura materiale e al folclore, spicca per la sua dimensione e completezza.
Esso è uno spazio organizzato secondo un progetto di ricomposizione ambientale. Nel Museo di Aquilonia vi è un apposito spazio dedicato alle varie raccolte sugli antichi cibi della cultura contadina delle Terre di Campania, per consentire alle nuove generazioni nell’attuale società liquida, di confrontarsi con quelle precedenti anche sotto l’aspetto alimentare e attività protoindustriali.
A tal proposito nelle documentazioni ufficiali, il Comitato Europeo per la Salvaguardia della Natura e delle Risorse Culturali, organo del Consiglio d’Europa, in una sua direttiva affermava e raccomandava che “il mondo rurale resta il garante di un tipo di civiltà che è la più grande ricchezza d’Europa. Essa costituisce il maggior valore del domani e bisogna salvaguardarla.” Si tratta di precisi impegni istituzionali e comunitari.
Il patrimonio di saperi e di conoscenze, di valori e di significati a noi consegnati dall’esercizio di tanti mestieri, dalle fatiche e dalla creatività delle generazioni che ci hanno preceduti, costituisce l’eredità più preziosa che ci perviene dal passato. Esso è uno strumento indispensabile per meglio comprendere il nostro presente e per proiettarci più consapevolmente verso un futuro meno nebuloso e standardizzato. Dunque la costruzione dei Musei Etnografici è un atto di coraggioso di dignità civile, un gesto di cura affettuosa verso se stessa ed il passato di una comunità, che si china a raccogliere i frammenti della sua lunga vita e li dona per costruire un bene pubblico.
Un altro elemento fondamentale è stata l’attenta e scrupolosa ricerca delle varie antiche attività protoindustriali di quella civiltà contadina in termini di tecnologia, scienza e mestieri. Il fine ultimo del progetto tesi, è stato quello di esaminare il concetto di industriosità umana, menzionando anche la nostra Costituzione della Repubblica Italiana, per sottolineare come le esigenze del mercato globale hanno indotto ad eliminare ogni forma di unicità della risorsa materiale ed umana.
Questo viaggio a ritroso nelle terre di Campania serve a far riflettere sull’importanza dell’unicità dei prodotti e dell’ingegno umano, che come risultato ultimo potrebbe promuovere il marchio Made in Italy nella nostra società di alta conoscenza scientifica e tecnologica. Il fulcro della ricerca consiste nel promuovere le proprie origini, soprattutto attraverso la testimonianza e l’ausilio della Museologia Scientifica. Sostanzialmente, tutto ciò per sensibilizzare sia le generazioni dei nativi digitali e sia per attivare una coerente logica di mercato (causa-effetto) che rispetti l’ambiente circostante e la stessa risorsa naturale ed umana. Tuttavia i limiti del sistema attuale, l’agricoltura industriale, industria agroalimentare e il villaggio globale dell’era dei social, dimostra quotidianamente il proprio fallimento sul piano ecologico, su quello della qualità dell’alimentazione prodotta e sul piano dell’occupazione.
Nei vari dati raccolti è emerso anche che, l’alimentazione europea diventa sicura solo attraverso un’agricoltura non contaminata. La contestuale selezione degli animali e tecniche di cottura, vinificazione e caseificazione, hanno assicurato le esigenze nutrizionali e le calorie necessarie. In agricoltura si dovrebbe fare un uso più limitato di prodotti chimici, ed entrare quanto più possibile in armonia con i processi naturali. Nel tempo i prodotti sono stati contaminati biotecnologicamente, con innovazioni ed arricchiti da invasioni, immigrazioni ed incontri con popolazioni diverse (mediterranee, europee e transoceaniche), ovvero vi è stata una rivoluzione alimentare attuata in ogni periodo storico. La vicenda terrena dell’uomo, da qualunque angolazione la si voglia osservare è strettamente connessa alla sua alimentazione, elemento decisivo per la sorte di ogni comunità, dalle più grandi come le nazioni alle più piccole come i villaggi.
La meccanizzazione dell’agricoltura, la conseguente rivoluzione dei metodi di coltivazione, l’uso di concimi industriali e di antiparassitari, oggi hanno messo tutto a disposizione di tutti, ovvero consentendo un alimentazione molto più articolata e diversificata rispetto al passato.
La Museologia Scientifica è uno strumento indispensabile per meglio comprendere il nostro presente altamente strutturato e gerarchicamente organizzato, secondo logiche proprie di mercato industriale e globalizzato, per proiettarci più consapevolmente verso un futuro meno incerto.
Esso ci aiuta a comprendere ciò che permane e ciò che è cambiato nella società del costume, dei modi di vivere e pensare. Ciò ci invita a riflettere sul nostro rapporto con il mondo e con lo sviluppo. Tuttavia i limiti del sistema attuale, l’agricoltura industriale, l’industria agroalimentare e il villaggio globale dell’era dei social, dimostra quotidianamente il proprio fallimento sul piano ecologico, su quello della qualità dell’alimentazione prodotta e sul piano dell’occupazione.
Bisognerebbe attivare una logica di mercato più coerente con i valori Costituzionali della nostra Repubblica Italiana e soprattutto riconoscere all’interno di realtà organizzate lavorative nuove figure professionali, volte a migliorare la stessa risorsa umana in termini di efficacia ed efficienza e sensibilizzare la politica del mercato del lavoro.
Una tesi dunque, del tutto originale, la raccolta delle informazioni, è stata condotta attraverso metodi scientifici e qualitativi. Un'opera di monitoraggio costante e di ricierca frutto di un intenso e meticoloso lavoro, che premia gli sforzi, i sacrifici, la bravura e le alte capacità professionali di Michela Raffa.