Davanti alla tragedia di Piazza Nazionale, davanti ad una sparatoria in pieno giorno in una delle piazze più popolate di una delle città più grandi d’Europa, davanti ad una bambina di 4 anni che resta ferita gravemente ed è ancora ricoverata al Santobono a lottare tra la vita e la morte, la politica e le istituzioni si sono ridotte alla preghiera.
Chi dovrebbe agire, chi dovrebbe riflettere sui fallimenti e chi dovrebbe assumersi le responsabilità si è invece limitato a fare di una tragedia un argomento da campagna elettorale. Eppure gli agguati, le sparatorie, i bambini che vengono feriti e uccisi non sono calamitò naturali, non sono eventi che accadono a prescindere dall’azione del uomo, non sono qualcosa di imponderabile con cui dobbiamo fare i conti e che dobbiamo accettare. Ciò che è accaduto a piazza Nazionale venerdì come anche l’agguato di San Giovanni davanti alla scuola dell’infanzia, rappresentano il fallimento dello stato e delle sue istituzioni a tutti i livelli. Un fallimento profondo sul quale bisognerebbe riflette e del quale le istituzioni e i loro rappresentanti dovrebbero assumenti la responsabilità.
La piccola Noemi è, suo malgrado, diventata un simbolo come lo è diventato quello zainetto rosso sul luogo del delitto di San Giovanni. Simbolo sfruttati per costruire narrazioni elettorali, ridotti a pretesto per attacchi di parte, utilizzati come mezzo per soddisfare e assecondare gli algoritmi dei social.
In un momento così difficile per la città, torna utile andare a ripescare nella cultura partenopea e riscoprire la forze e il valore di ciò che i grandi artisti napoletani ci hanno lasciato. In Napoli Milionaria Eduardo De Filippo mostra con la sua delicatezza e la sua profondità il bisogno di assumersi le responsabilità davanti ad un momento difficile. Nella commedia infatti la piccola Rita, che tanto ricorda la piccola Noemi, è gravemente ammalata e il dottore dice che bisogna aspettare che la nottata passi. Quando il medico va via Eduardo dice alla moglie che la piccola ammalata gli ricorda tanto l’Italia. E poi con perentoria forza, dopo aver elencato gli errori di tutti, dice “aggià sta ca. Chiú a famigl s sta perdend, Chiú o padre e famigl adda piglià a responsabilità”. È quello che dovrebbero fare oggi le istituzioni, tutte da quelle locali a quelle nazionali, tornare presenti, riempire i vuoti che hanno lasciato nella società, assumersi la responsabilità di proteggere e assicurare un futuro a tutti anche ai più deboli.
Eduardo in chiusura, dopo aver deciso di rimettere in ordine le cose, si siede e pronuncia la frase che negli anni è entrata nel mito: “Adda passà ‘a nuttata”. Purtroppo quella nottata non è ancora passata e non passerà mai finché nessuno si assumerà le sue responsabilità.