Per conoscere veramente bene un luogo non c'è nulla di meglio che assaporarne a tavola sapori e tradizioni. E' in cucina spesso che si tramandano, di generazione in generazione, le origini storiche di una città. E così mangiare diventa una vera e propria esperienza sensoriale alla scoperta di sapori e gusti a volte dimenticati, ma che hanno ancora tanto da raccontare. Sapori tutt'oggi custoditi con cura dai titolari del ristorante 'Gino e Pina', attività storica che sorge nel centro del capoluogo sannita dove con il passare del tempo le ricette tradizionali hanno incontrato le innovazioni proposte dalle nuove generazioni senza tralasciare mai l'attenzione per le materie prime. Così ricerca, tradizione e innovazione si incontrano a tavola per parlare di guerrieri, miti e leggende legate alla Città delle Streghe. Che sia magia oppure abile maestria, per gli amanti del buon cibo ciò che conta è la possibilità di lasciarsi conquistare dai sapori e dalla bontà dei piatti proposti. Ecco allora che già questo fine settimana la costante ricerca di materie prime ha portato a tavola nuove ricette a base di tonno pinna gialla di qualità italiana pescato al largo di Procida, preparato secondo la tradizione.
Sempre a tavola, infatti, si scopre l'attenzione per la freschezza e la qualità dei prodotti usati (tutti a Km zero, stagionali e presidio Slow Food) e preparati poi con l'olio extravergine di oliva prodotto nella piccola azienda agricola di famiglia. Un impegno che oggi vede in prima linea i figli di Gino e Pina, Salvatore e Maurizio Palmieri che insieme alle rispettive mogli Cinzia e Tiziana portano avanti il lavoro avviato anni fa dai genitori. Un lavoro a cui hanno assisto per oltre 40 anni prima di diventarne i fautori. Da oltre dieci anni, però, sono loro a condurre l'attività storica di famiglia sempre con grande attenzione alla tradizione enogastronomica del Sannio. “E' il filo conduttore di quello che facciamo - raccontano i titolari - perché teniamo sempre presente il passato per guardare al futuro. Per questo usiamo sempre prodotti locali, pasta fresca fatta da noi, il pane cotto nel forno a legna e l'olio che produciamo noi. La storia poi ci permette di conoscere bene le attività che ci forniscono e di averle selezionate in modo importante, al punto che il contadino si ferma prima da noi e poi va al mercato. Tutto questo per avere sempre prodotti freschi e a km zero”.
Un percorso che cammina però di pari passo con l'innovazione che negli anni non è mai mancata: “Ogni generazione porta qualcosa di suo. Noi che siamo l'ultima generazione siamo attenti a quelli che sono i cambiamenti sempre più rapidi della domanda eno-gastronomica. Prima bastava cucinare solo prodotti buoni, ora non basta più perché la clientela è sempre più esigente: dall'immagine del piatto al servizio impeccabile alla comunicazione altrettanto importante. Un continuo studio delle materie prime che si sono evolute, tecniche nuove e attrezzature nuove”. Un percorso in cui risulta “fondamentale la scelta di usare solo prodotti del territorio, perché – evidenziano i titolari - la ristorazione va sulla tipicità dei prodotti”. Discorso analogo per la scelta dei vini, soprattutto in quest'anno importante per il vino sannita che “diventa sempre più apprezzato: aglianico e falanghina sono sempre più richiesti anche perché offrono ampia scelta”. Un viaggio dunque tra prodotti di qualità che incontrano l'innovazione delle nuove generazioni per proiettare verso il futuro la storia della cucina.