Benevento

L'ammissione dei mezzi di prova, l'affidamento dell'incarico per la trascrizione delle intercettazioni, quindi il rinvio al 24 settembre. Si è chiusa così la prima udienza, dinanzi alla Corte di Assise (presidente Sergio Pezza, a latere Maria Di Carlo più la giuria popolare), del processo a carico di Paolo Spitaletta (avvocati Antonio Leone ed Enza Falco), 50 anni, di Tocco Caudio – era presente in aula -, arrestato il 22 maggio 2018 sulla scorta di una ordinanza adottata dal gip Maria Ilaria Romano nell'indagine del sostituto procuratore Assunta Tillo e dei carabinieri sull'omicidio preterintenzionale di Giovanni Parente, 83 anni, di Montesarchio, morto all'ospedale Rummo due settimane dopo la rapina in casa di cui era rimasto vittima, il 10 aprile, insieme alla sorella 85enne.

L'anziano era stato ricoverato dopo essere stato colpito al volto da un pugno, finendo con la testa contro un muro e poi sul pavimento. Un raid per il quale Spitaletta era stato chiamato in causa al pari di Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio, che il 4 maggio era stato rinvenuto senza vita, ucciso con due colpi di fucile a canne mozze e carbonizzato, sul monte Taburno, in una Fiat Punto, intestata alla madre del giovane, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic.

Secondo gli inquirenti, dopo aver compiuto la rapina, i due sarebbero fuggiti con l'Alfa 147 di Spitaletta che sarebbe però rimasta impantanata nella parte alta di Campoli Monte del Taburno. Di qui la richiesta di aiuto ad una persona, legata da vincoli di parentela a Improta, che aveva successivamente raccontato la circostanza ai militari, spiegando che in quell'occasione il 26enne gli aveva confidato il suo coinvolgimento e quello dell'allora 49enne nell'incursione in casa dei due malcapitati.

Definito il calendario dei prossimi appuntamenti: 29 ottobre, 23 novembre e 10 dicembre, quando è prevista la sentenza.

Come più volte ricordato, si tratta dell'episodio che fa da sfondo all'omicidio di Improta, per il quale hanno chiesto di essere stati giudicati con rito abbreviato lo stesso Spitaletta e Pierluigi Rotondi (avvocato Elena Cosina), un 31enne originario di Tocco ma domiciliato di Tufara. Un delitto che sarebbe stato scatenato dalla paura che Improta avrebbe generato in Spitaletta. Il 26enne era agitato perchè aveva ricevuto un avviso di garanzia nell'inchiesta sulla rapina a Montesarchio e sulla successiva morte dell'anziano. Improta avrebbe minacciato Spitaletta di chiamarlo in correità se, nel caso in cui fosse stato arrestato, non avesse ricevuto assistenza economica per sé e la sua famiglia, anche per sostenere le spese legali per la propria difesa.