La Scandone ha chiesto la retrocessione in Serie B. Il passaggio del comunicato del gruppo Sidigas, relativo all'iscrizione al campionato, senza definire il livello del torneo, era un segnale chiaro che l'ambiente ha subito percepito. Ieri sera, alla FIP e al presidente Gianni Petrucci, è arrivata la proposta - da parte della proprietà - di autoretrocessione, che equivale ad uno smacco per la città avellinese. In Serie A, la Scandone è retrocessa solo una volta nel 2006 lottando sul parquet, fino alla fine, con onore. Sarà solo quella la retrocessione sportiva dalla massima serie. Quella che si prefigura, sostanzialmente, è una retrocessione tecnico-economica, non connotata da alcun aspetto di campo.
Nell'estate 2006, con l'addio di Roseto alla massima serie, uno dei primi di una lunga lista di arrivederci alla A da parte dei club, Avellino rientrò subito nell'elite del basket nazionale conquistando la Coppa Italia nel 2008 e vivendo notti europee in EuroLeague, sotto la gestione Ercolino, terminata con un primo dissesto. Dal 2012, con la proprietà Sidigas, a ripianare il primo deficit (debiti, BAT e mutuo del PalaDelMauro), dopo stagioni di traguardi mancati, nonostante forti spese sul mercato, è iniziato nel 2016 un ciclo da favola senza trofei in bacheca (finale in Coppa Italia, Supercoppa Italiana e FIBA Europe Cup, due semifinali Scudetto).
I primi campanelli d'allarme per il rischio baratro sono suonati con forza nel dicembre dello scorso anno. Trieste-Avellino, l'ammutinamento tecnico e l'addio a Norris Cole (l'acquisto del due volte campione NBA appare paradossale rispetto all'attuale crisi societaria), non sono bastati ad un ambiente (tutte le componenti) che, probabilmente, ha vissuto il sogno senza avvertire il pericolo. Dopo anni di ritardi e di interventi last minute da parte di Gianandrea De Cesare (nell'ultima stagione sono stati ben quindici gli atleti di prima squadra messi sotto contratto), questa volta la stoccata risolutiva è mancata.
Cosa resta? Davvero poco, perché lo sforzo economico non ha prodotto coppe in bacheca e non lascia in eredità nemmeno una base solida da cui ripartire. La Serie B dovrebbe permettere la conferma del logo, della denominazione e del codice FIP, ma non cancella il passivo dal punto di vista economico (tanti i dubbi sull'istanza di fallimento per la società madre) e la prospettiva tecnica è quella di vivere annate anonime nella terza serie del basket. L'estate si profila amarissima per gli appassionati della pallacanestro avellinese.