Immagino sapesse la profonda stima e l'enorme rispetto di cui godeva, ma non mi avrebbe sorpreso se, di fronte alle tantissime persone presenti alla sua commemorazione in Tribunale, e alle espressioni che gli sono state dedicate, avesse tirato fuori quel tratto di ironia che lo contraddistingueva.
Impossibile, pur nell'inevitabile retorica che prova ad alleviare per un attimo il dolore, non spendere certe parole per l'avvocato Angelo Guida. “Un protagonista di tante battaglie per la difesa dell'autonomia e l'indipendenza dell'avvocatura, un eccelso professionista che si è distinto su tutto il territorio nazionale”, l'ha definito Stefania Pavone, a nome del presidente e dei consiglieri dell'Ordine forense.
“Un punto di riferimento per il Foro sannita, un avvocato formidabile per capacità di lavoro, di cui è difficile ricostruire il vissuto”, ha affermato l'avvocato Umberto Del Basso De Caro, che ha attinto a piene mani dal bagaglio dei ricordi, “degli intrecci tra tre generazioni”.
E' stato – ha aggiunto – il “più brillante procuratore legale di mio nonno, Guido De Caro, è stato segretario dell'Ordine quando sia mio padre, sia io siamo stati presidenti”. Insomma, un legame fortissimo “con un testimone ed un protagonista di più epoche”. Al quale “tutti noi dobbiamo moltissimo, che resterà per sempre nei nostri cuori”.
Il presidente del Tribunale ne ha sottolineato il “riserbo”. Un avvocato che, rispetto alla “palude dell'omologazione, andava controcorrente”. Ispirato da un “amore profondo per la professione, per la sua sposa, i figli Guido ed Elena ed i nipoti, che devono essere fieri dell'eredità lasciata”.
Forte la commozione: Guido, la voce rotta dalle lacrime, ha ringraziato tutti. Angelo Guida non c'è più, ma, citando Cicerone, “la vita dei morti è posta nel ricordo dei vivi”.