“Vorrei incontrarti tra...vent'anni”. No, Ron non c'entra nulla, anche se questa storia sembra uscita proprio dalla fantasia dal cantautore lombardo. I protagonisti sono due tarantini, portieri per vocazione, nati a distanza di 16 anni, che il destino ha accomunato nel lontano campionato di C2 2000-01 nelle file della squadra della “città dei due mari” e ha fatto ritrovare d'incanto 20 anni dopo all'ombra dell'Arco di Traiano. Parliamo di Ghigo Gori e di Gaetano Petrelli, il primo portiere giallorosso e bandiera ormai della strega con le sue 217 presenze, il secondo da quest'anno nello staff di Pippo Inzaghi, nel ruolo, neanche a dirlo, di preparatore dei portieri.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quell'anno in C2. “Il preparatore dei portieri a Taranto era Giampaolo Spagnulo - racconta Petrelli - la cui carriera da portiere era ormai agli sgoccioli e che stava lasciando il posto tra i pali proprio a Ghigo Gori. Spagnulo però ambiva a fare l'allenatore e preferì andare a dirigere una squadra di Eccellenza. Così chiamarono me che ero al settore giovanile. E fu allora che cominciai a lavorare per la prima volta con quel giovane magro e alto, di Taranto come me, Piergraziano Gori”.
Incontro fortunato: “Vincemmo subito il campionato di C2, ma le nostre strade si divisero presto. Io rimasi ancora al Taranto, ma Ghigo andò all'Ancona in serie B”.
Carriere parallele per i due, che inseguivano successi ognuno nei propri ruoli. Mentre Piergraziano iniziava a fare incetta di promozioni, Petrelli cominciava il suo tour per lo stivale da preparatore dei portieri: Pescara in B, Catanzaro ancora in B, Bologna in B e poi in A, Napoli nel 2009-10, all'estero l'anno successivo nella serie A belga nel Kas Eupen e poi ancora tanta B con Bari, Modena, Padova. Ancora all'estero, in Grecia, nel 2014-15 all'Ofi Creta, ritorno in Italia all'Hellas l'anno successivo, ancora fuori Italia nel 2016-17, in Russia nel Krylia Sovetov Samara, prima di tornare definitivamente in Italia all'Ascoli. Una carriera da giramondo, ma anche tante soddisfazioni in Italia, come quando diventò docente e tecnico Figc “sull'allenamento del portiere per tutti i corsi centrali” e organizzati a Coverciano.
Ma i destini di alcune persone sono come gli amori di Venditti che fanno giri immensi e poi ritornano. Così, come un compasso che compie il suo giro completo, le carriere di Gori e Petrelli si ricongiungono e tornano a camminare magicamente a braccetto. Quando Inzaghi si accorge che nel suo staff manca proprio il preparatore dei portieri pensa a lui: “Mi hanno scelto, non so perché se sono bravo o perché sono solo simpatico”, ammicca Gaetano. Che sa qual è la risposta, anche se gli piace dire così. Intanto l'accoppiata Gori-Petrelli si ricompone e a distanza di vent'anni medita il bis dell'esordio. Certo la posta in palio oggi è ben più prestigiosa di allora, ma, come si dice, le congiunture del destino a volte non sono affatto casuali.