La cocaina della 'ndrangheta in Irpinia rappresenta il dodicesimo capo d'accusa che ipotizza la Procura della Repubblica di Catanzaro in un fascicolo che ha portato all'arresto di decine persone (tra carcere e domiciliari). Tra le trentanove persone finite nell'inchiesta di Nicola Gratteri, capo della Distrettuale di Catanzaro, c'è il nome di F. C., 38enne nativa di Paternò, in provincia di Catanzaro, ma da tempo residente a Venticano. Sarebbe lei il trait d'union tra la cosca dei Procopio, dominante in quel tratto di costa ionica tra Soverato e Santa Caterina dello Ionio, e la rete di spaccio in Irpinia.
Secondo la Procura, la donna avrebbe preso personalmente parte ad una spedizione alla volta di Santa Lucia (comune catanzarese sciolto per mafia) per approvvigionarsi di cocaina. In quella occasione era accompagnata da Sergio Scicchitano, 40enne catanzarese, ritenuto un luogotenente dei Procopio con il compito specifico di ampliare le piazze dello spaccio per conto della famiglia.
Che Avellino figuri in un corposo fascicolo contro la 'ndrangheta conferma la pericolosa rete di trame e contatti con organizzazioni criminali la cui influenza non si ritaglia all'interno di una regione. E che i clan camorristici, pure forti ed attivi in Irpinia, come conferma la mappatura dell'ultima relazione dell'Antimafia, lascino campo aperto può rappresentare la conferma di contatti a notevole livello con la 'ndrangheta: sul mercato della droga forte come o forse più della mafia siciliana.