E' proprio vero che le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni. Che la Curia vescovile di Avellino si prendesse cura di un parco abbandonato da anni e anni è apparsa a tutti iniziativa lodevole.
Lo sforzo finanziario non dev'essere stato nemmeno minimo e il risultato è apparso a tutti di notevole impatto.
Che la Curia ne facesse anche elemento “politico” con tanto di citazione dell'Avellino città giardino cara a Di Nunno, in questi tempi barbari e oscuri, pure è apparso un richiamo utile, positivo ai valori veri della comunità.
La Santa Messa in notturna, poi, ha ripreso quel filo, riannodato un rapporto interrottosi tanto tempo fa con la popolazione di Valle e delle zone limitrofe.
Tutto molto positivo e probabilmente il prefetto Priolo questo immaginava quando, nero su bianco, ha concesso in comodato gratuito l'area verde di via Morelli e Silvati, che avrebbe dovuto rappresentare sbocco naturale per le iniziative della Curia per il nuovo complesso Diocesano attiguo.
Oggi il Grest (acronimo di Gruppo estivo) della Diocesi è attivo e decine di ragazzi si intrattengono e godono della frescura del Parco Palatucci (almeno una parte).
Il problema, l'inghippo, l'incidente, magari l'equivoco è che distanza di alcuni giorni dalla Santa Messa e dall'inaugurazione della zona verde riportata in vita (almeno una prima parte, quella superiore necessita ancora di massicci interventi di recupero), il Parco Palatucci è interdetto. Sette lucchetti, nuovi e luccicanti, ne tengono sbarrati i cancelli, impedendo di fatto che la gente vi entri. Tutti i cancelli tranne uno, quello che dal complesso Diocesano (il Grest) dà accesso al Parco, una zona abbastanza ampia non delimitata da un nastro dell'Ufficio tecnico.
Ci sarà certamente un motivo e sicuramente sarà da attribuire alla parte pubblica di questa faccenda, quello stesso Comune ha lasciato che il Parco diventasse una latrina. Sicuramente mancherà qualche autorizzazione, verifica, collaudo. Altrimenti avrebbero ragione le decine di lettori che, un po' indignati un po' insospettiti, lamentano il fatto che se non si fa parte del Grest in realtà a Parco Palatucci non si accede, con la beffa che è stato sì strappato all'abbandono ma per trasformarlo in una pertinenza privata. E a leggere il contratto di comodato d'uso (il Comune si è chiamato fuori da qualsiasi spesa e responsabilità) la Curia ne avrebbe tecnicamente la possibilità, perché non si legge da nessuna parte che il Parco resta Parco aperto a tutti, mentre in diverse parti del contratto si parla di area a supporto della attività giovanili diocesane.
Del che: togliete i lucchetti o chiarite perché non è aperto al pubblico, altrimenti darete spazio ai sospetti.