Ha fornito una versione diametralmente opposta a quella degli inquirenti ma è rimasto in carcere, forse anche perchè è ospite della Caritas e, dunque, non ha un domicilio nel quale essere sottoposto ad una misura meno afflittiva, il 33enne di nazionalità gambiana arrestato qualche giorno fa dai carabinieri per tentata rapina.
Assistito dall'avvocato Mario Villani, il giovane è comparso questa mattina dinanzi al gip Loredana Camerlengo. Ha respinto ogni accusa, ha sostenuto che lunedì sera, mentre camminava lungo via Longobardi, era stato avvicinato da un'auto con al volante un uomo che gli avrebbe offerto un lavoro e l'avrebbe invitato a salire a bordo. Lui lo aveva fatto per capire di cosa si trattasse, ma all'improvviso il suo interlocutore avrebbe allungato una mano sulle sue gambe e si sarebbe detto disponibile a praticargli del sesso orale. Lui avrebbe rifiutato, ritenendola una offesa grave anche per motivi religiosi, e gli avrebbe chiesto di fermarsi.
L'automobilista avrebbe invece proseguito, poi avrebbe arrestato la marcia. E' in questo momento che il 33enne – questa la sua ricostruzione - avrebbe tolto le chiavi dal cruscotto, per evitare che la macchina ripartisse e, finalmente, scendere. Non è finita: tra i due sarebbe nata, in strada, una colluttazione, interrotta dall'arrivo di alcuni amici ai quali il conducente della vettura aveva telefonato, e, poi, dei carabinieri, che avevano raccolto il racconto dell'automobilista.
Una scena alla quale il 33enne aveva reagito cercando di scavalcare il parapetto del ponte sul Calore e di lanciarsi nel vuoto. E non per fuggire, ha affermato, ma per togliersi la vita. Era stato bloccato dai militari ed arrestato perchè ritenuto responsabile di aver chiesto un passaggio e di aver preteso 50 euro dall'altra persona. Un addebito negato dall'indagato, trovato in possesso di 10 euro che gli sarebbero serviti per la spesa.