Napoli

“Sono stato io”. Queste le parole che, alla fine di un lungo interrogatorio, ha pronunciato il ventenne statunitense di famiglia facoltosa che, in vacanza a Roma, ha ucciso il giovane vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, originario di Somma Vesuviana. 

La ricostruzione della notte drammatica di Trastevere, inizia ad avere un senso logico sempre più chiaro nonostante vi siano ancora punti da chiarire. 

Giovedì sera a Trastevere ad quarantacinquenne italiano viene sottratto lo zaino con dentro anche portafogli e cellulare. L’uomo chiama il 112 e la sua segnalazione viene presa in carico dai carabinieri di Monteverde. 

I militari giunti a piazza Mastai, sono però non quelli di Monteverde ma di piazza Farnese, tra di loro anche il 35enne Rega. La vittima del furto intanto ha chiamato al suo cellulare e gli hanno risposto due uomini con accento straniero che gli hanno chiesto quello che in gergo si chiama  il “cavallo di ritorno” e cioè 100 euro per riavere lo zaino, dandogli un appuntamento in via Cossa. 

A quel punto il vice brigadiere Mario Cerciello Rega ed un suo collega vanno all’appuntamento in abiti civili. Alle tre del mattino notano due giovani con felpe e cappucci che sembrano in attesa di qualcuno e chiedono loro i documenti per identificarli. Uno dei due ragazzi estrae un coltello e si lancia su Rega colpendolo con otto coltellate. 

I due, si scoprirà in seguito, sono americani in vacanza che erano andati a Trastevere in cerca di droga. Dopo aver acquistato alcune pasticche da uno spacciatore, che poi si scoprirà lo stesso 45enne che ha chiamato il 112, si sono però accorti che in realtà erano semplici aspirine. 

A quel punto i due  statunitensi hanno rubato la borsa al finto pusher nella quale vi erano cellulare e documenti convinti di riuscire, così, a recuperare i soldi.

Questa è solo una prima versione che dovrà essere verificata attentamente per chiarire alcune lacune a partire dal perché uno spacciatore decida di contattare i carabinieri per denunciare di essere stato derubato. 

"Quando ho sentito Mario urlare ho lasciato quell'uomo e ho provato a salvarlo, perdeva molto sangue" avrebbe raccontato Andrea Varriale, l'altro carabiniere che era intervenuto. Immediatamente è scattata la caccia ai due aggressori. Secondo le prime informazioni si sarebbe trattato di due nordafricani, magri e alti circa un metro e 80. Uno con i capelli mesciati. Ieri notte indossavano felpe con cappuccio, una nera e l'altra viola. Poi nel tardo pomeriggio sono stati fermati i due americani. Al fermo si è arrivati dopo una giornata di interrogatori: poi la rosa dei sospetti si è ristretta a quattro. Infine la svolta con il fermo dei due studenti rintracciati in un albergo e il sequestro di uno zainetto. Ad incastrare i due americani le immagini delle telecamere di videosorveglianza che li avrebbero ripresi sul luogo dell'aggressione come anche a Trastevere dove è avvenuto il furto. In alcuni frame si vedrebbero due giovani, di cui uno con i capelli mesciati, avvicinare un uomo in bici con uno zaino sulle spalle e poi in altri fuggire a piedi con un borsello nero in mano. Intanto all'ospedale Santo Spirito parenti e amici piangevano il giovane vice brigadiere. "Me lo hanno ammazzato", ha ripetuto tra le lacrime la moglie Rosa Maria con cui il vice brigadiere era sposato da poco più di un mese. Il viaggio di nozze era terminato appena lunedì. "Ancora non ci posso credere", ha detto un fratello incredulo. Sgomento e rabbia in queste ore tra chi lo conosceva bene. "Bastardi maledetti...vi ammazzo" ha scritto stamattina un cugino del carabiniere sul suo profilo Facebook. I funerali si svolgeranno lunedì 29 luglio alle 12 a Somma Vesuviana nella chiesa di Santa Croce, la stessa dove un mese e mezzo fa il carabiniere si era sposato. "E' una profonda ferita per lo Stato. Faremo il massimo per assicurare i responsabili alla giustizia", scrive il premier Giuseppe Conte su twitter. Stiamo lavorando perché vengano presi il prima possibile", dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini.