Benevento

Ma cosa deve capitare di ancora più grave per convincerci a rimuovere quella benda dagli occhi? E' stretta, ci comprime le tempie e ci impedisce di pensare. Ci regala il buio. Non guardiamo più come dovremmo, ci limitiamo soltanto ad ascoltare passivamente i rumori in sottofondo. Il chiasso della rabbia, le urla di chi si dimena nella convinzione che un decibel in più possa fare la differenza. Un frastuono insopportabile che comunque sopportiamo perchè, in fondo, è ciò che in questo momento ci fanno apparire come giusto.

Non guardiamo il nostro prossimo, ce ne freghiamo del suo destino. Basta osservare ciò che sta accadendo, nella nostra realtà, alle famiglie con ragazzi disabili. Facciamo finta di interessarci a loro che sono stati più sfortunati e per questo meritano un pizzico di quella commiserazione che loro respingono con tutta la forza che hanno in corpo. A loro servono risposte concrete, non pietà. Dovremmo essere comunità e non soltanto la somma di tanti micro interessi, dovremmo avere la forza di allungare una mano a chi ne ha bisogno.

Il risentimento non può essere la cifra di un Paese né la ragione sociale di una politica che lo coltiva e lo aziona per questioni di bottega e a seconda delle convenienze. Abbiamo un maledetto bisogno di riempire nuovamente di aria pulita ed espandere i nostri polmoni, intossicati fino all'inverosimile come il cosiddetto dibattito pubblico, al quale portano acqua quei pozzi che ogni giorno vengono avvelenati per diffondere interessi di parte, semplificando e banalizzando il linguaggio non per indicare una soluzione, ma soltanto per additare il 'nemico di turno'.

Dobbiamo tornare a respirare, abbandonando l'apnea della paura nella quale siamo immersi, liberandoci delle sabbie mobili che ci stringono le caviglie e ci lasciano immobili. E' vero, i problemi non mancano. Tutti ne abbiamo, più o meno importanti, eppure ciò non può e non deve costituire un alibi alla nostra indifferenza nei confronti dell'altro. Hanno fatto, e continuano a fare di tutto per metterci gli uni contro gli altri.

Divide et impera, ma su cosa? Sulla solitudine di tantissime persone e sul disagio che le attanaglia, sulla vanagloria dei molti che fanno parte dei 'clan' che contano, sulla condizione dei più deboli? Facendo lievitare l'intolleranza contro chi esprime legittimamente un punto di vista diverso dal nostro e non si arrende alla malsana e pericolosa idea, da contrastare soprattutto quando è prevalente, che i diritti possano essere compressi, e che non ci sia alcunchè di inquietante, pur di fronte all'omicidio di un carabiniere, nell'immagine di un indagato ammanettato e bendato?

Ecco perchè spingono affinchè quella benda resti al suo posto. Dobbiamo strapparla, e in fretta, prima che sia troppo tardi. Prima di scivolare ancora di più, vittime di una deriva di cui potremmo capire le conseguenze quando, purtroppo, sarà ormai inutile.