Avellino

Il silenzio accompagna il destino della Scandone lungo l'estate senza sussulti. La tifoseria organizzata irpina ha lanciato l'ulteriore appello e ha invitato, ancora una volta, l'intera piazza a tener accesa la passione per la palla a spicchi nonostante l'addio di Avellino alla massima serie dopo 19 anni. Non c'è solo il saluto alla A. Da settimane, il rischio concreto è la liquidazione, da evitare a tutti i costi, sopratutto dopo aver scelto di iscrivere il club alla B con logo, denominazione e codice d'affiliazione FIP 000204, confermando insomma la storia biancoverde, spazzando via le ipotesi di wild-card e di nuove società.

Per salvare davvero la Scandone, però, non può mancare il ruolo della Sidigas che, tra mille difficoltà, ha avviato un discorso tecnico per il calcio, ma che per il basket non ha compiuto alcun passo. Attesa per il nuovo incontro con i commissari in tribunale, previsto per giovedì prossimo, in cui si potrebbe discutere anche del fronte cestistico, abbandonato a se stesso da quasi due mesi. La speranza dell'ambiente è il cambio di prospettiva interno, ovvero il passaggio dalla volontà espressa dal presidente, Claudio Mauriello, all'azione che fa capo alla proprietà e, quindi, a Gianandrea De Cesare. 

Ad inizio settembre, la Scandone dovrà versare i 40mila euro di fideiussione, ma l'aspetto burocratico dovrà comunque trovare un legame con i dettagli tecnici. Presentarsi con il pagamento della garanzia sulla stagione, ma con un roster e uno staff inesistente, motivato potenzialmente anche da un mercato bloccato, a causa dei lodi, sarebbe come consegnarsi alla scomparsa in modo lento e inesorabile. Salvare il salvabile, non dimenticando lo smacco dell'addio alla A, per quel poco che resta.