Quando la suggestione è più forte della realtà. Una sfida tra Simone e Filippo avrebbe fatto felice non solo papà Giancarlo e mamma Marina, ma gran parte del mondo pallonaro. Perchè Simone e Filippo hanno un cognome importante, un cognome da bomber: Inzaghi.
E' bastato che qualcuno, sponda Lazio, andasse per un attimo oltre l'immaginazione, e l'amichevole è stata pressoché annunciata su una miriade di siti e qualche giornale importante. Peccato che le due società non ne sapessero nulla e che non amassero la suggestione. Pippo e Simone dovranno ancora aspettare per sfidarsi dopo quella volta storica del Natale 2018 al Dall'Ara (vinse Simone 2 a 0).
D'altra parte di questi tempi Pippo (ma anche Simone) ha ben altro a cui pensare che non ad una sfida in famiglia col fratello più giovane. L'ex attaccante del Milan ha condotto la sua squadra ad un precampionato senza macchia nel ritiro trentino. Pochi intoppi, tutto via liscio come l'olio. Fino alla fatidica sfida di Coppa Italia col Monza. D'amblè quella sorta di incantesimo che voleva la squadra giallorossa venire a capo di ogni situazione, anche la più scabrosa, si è dissolto. Il Monza ha improvvisamente messo a nudo qualche lacuna, un paio di situazioni su cui meditare perchè non si incappi in campionato negli stessi errori commessi nella competizione tricolore. Per chi vive di preoccupazioni è arrivata anche la balbettante prova di Vasto, dove pochi hanno sottolineato che si è giocato come nel calcio a 5, cambiando giocatori quasi ogni momento.
Che nella mente di Superpippo ci sia solo la sfida all'ombra della Torre pendente è più che legittimo. Tra otto giorni ci si tuffa nel campionato: niente più amichevoli, niente più Coppa Italia. Che a dirla tutta non ha mai suscitato un appeal esagerato, anche in considerazione di quella superstizione radicata nella terra delle streghe che se si fa male nella competizione tricolore, poi andrà bene in campionato.
Ma a Pisa bisognerà partire col piede giusto. Inzaghi ha spiegato che non è una questione di modulo, ma di interpretazione. La prova è giunta nel secondo tempo della sfida col Monza. Il tecnico ha schierato ancora la squadra co l'assetto 4-4-2, ma ha cambiato entrambi gli esterni di centrocampo, inserendo per altro al centro un giocatore della sostanza di Schiattarella. In un attimo è cambiato tutto. Perchè sarà anche vero che Tello e Kragl non sono esterni “tout coirt”, ma soprattutto contro squadre molto coperte e che fanno tanto densità a centrocampo, serve schierare qualche elemento manovriero in più. Tello e Kragl hanno agito da esterni, ma sono finiti spesso a dare manforte a centrocampo e soprattutto a chiudere l'azione in attacco.
Può essere la strada giusta, insieme ad una difesa meno spregiudicata e che agisca qualche metro più dietro quando ad attaccare sono gli avversari. Piccoli accorgimenti a cui Inzaghi sta lavorando. Senza isterismi. Basterà un lavoro di sintesi, sfruttare l'efficacia dei nuovi acquisti e l'attenzione degli altri. Senza aver paura dell'ignoto.