Questa mattina in un bar di Benevento: “Non è capit nient, sient' a me, è tutto un magna magna...”, dice un uomo sulla cinquantina mentre beve un caffè con un amico. Lo fa con l'aria di chi ne sa una in più del diavolo, lo ascolto e mi rendo conto che ce ne sono tantissimi che ragionano allo stesso modo.
Nessun giudizio, ci mancherebbe: ognuno trae le proprie conclusioni su ciò che sta accadendo in queste ore. Lo fa secondo le proprie convinzioni, ammesso che ne abbia, filtrandole con la lente più sofisticata o la più semplice ed elementare. Dipende dal livello di cultura, ma solo in parte, e, soprattutto, dal tasso di informazione, dalla voglia di provare a capire quanto si muove attorno al nostro piccolo mondo fatto di ragioni di bottega, recriminazioni, problemi di ogni tipo. Eccola la vita reale, contrapposta allo spettacolo restituito dalle aule parlamentari affollate da coloro che non hanno certo la preoccupazione di sfangarla quotidianamente.
La nutrono le persone che ogni mattina alzano la serranda del loro negozio, gestiscono imprese o studi professionali, guardano con angoscia al futuro dei loro figli. Un mondo complesso e disomogeneo, del quale fa parte anche chi non ha la benchè minima certezza e lotta per la sopravvivenza.
E' un'area vastissima dell'opinione pubblica, con una fetta - quella che non ha tempo, interesse e possibilità di seguire il dibattito, ascoltando la tv o leggendo le analisi di politologi pret a porter sempre pronti ad incensare il potente di turno- sulla quale fanno inevitabilmente presa le parole d'ordine, gli slogan ed i messaggi semplificati. Basta scegliere i termini e le espressioni giuste, capaci di arrivare alla pancia della gente, per scatenarne la reazione.
Non importa il senso di ciò che si afferma, ma le modalità attraverso le quali viene esplicitato, e chissenefrega se l'urlo resta tale, se non viene valutato il rischio delle conseguenze, se genera un conflitto senza sbocco. I social hanno annichilito le grida manzoniane, le liste di proscrizione sono facili da compilare. Cosa ci vorrà mai per mettere all'indice chiunque, magari alludendo con la forza vigliacca del sospetto o esibendo un simbolo religioso con la pretesa di dimostrare una fede che non dovrebbe comportare, però, una discrasia tra immagine ed azioni concrete.
Comportamenti che, piacciano o meno, non dovrebbero appartenere ad una classe dirigente o che aspira a diventarlo. Servirebbero esempi di tutt'altro segno, ma mancano. Mancano tantissimo.
Il vortice dell'omologazione al ribasso ha risucchiato un po' tutti, rendendo improbo lo sforzo di provare a valutare e spiegare le cose. E allora, non c'è da meravigliarsi del tono apodittico, diretta conseguenza dell'aria che si respira, di quella frase: “Sient'a me, è tutto un magna magna...”. Perchè, se sostituisci il banale "magna magna" con il più 'evoluto' “questione di potere”, è difficile trovare la differenza.